
“Maranza e italiani insieme, minorenni, riuniti via chat da hinterland e altre città limitrofe, apolitici, senza un leader”. È il profilo dei giovani che sabato 17 ottobre hanno preso il sopravvento sul corteo “Italia in piazza” a Milano e hanno devastato il centro, secondo la ricostruzione di Tgcom24. Più di cinquanta i fermati, la metà minorenni. Un’analisi che va letta con cautela: molti dei ragazzi, riferiscono le cronache, non si conoscevano e dicono di essersi trovati in piazza per caso. Altre notizie nella sezione Milano.
Da manifestazione per il caro vita a guerriglia
La manifestazione nazionale contro il caro vita, il costo della benzina e la pressione fiscale ha riunito a Milano circa 5mila persone, che protestavano anche per gli stipendi bassi, la crisi abitativa e lo stato della sanità e della scuola pubblica. Nel pomeriggio, piazza Duomo è stata assediata da centinaia di giovanissimi vestiti di nero, che hanno costretto la polizia ad arretrare sotto il lancio di bombe carta, transenne e bottiglie, fino a occupare il luogo simbolo della città.
Chi sono, secondo la Polizia
Secondo la Polizia, le centinaia di ragazzi, “tanti di origine straniera, giovani di seconda o terza generazione, ma altrettanti italianissimi di nascita e di famiglia”, sono arrivati auto-organizzandosi dalle periferie, dall’hinterland e da altre province. Sono giunti senza coordinamento e in piccoli gruppi e hanno preso il sopravvento sul corteo organizzato da “Italia in piazza”. Tgcom24 parla di un modello ispirato alle manifestazioni in Francia, “nessuna regola, nessun leader”.
La rabbia senza sigle
Non c’erano sigle, né slogan strutturati. Tra le frasi urlate in piazza, riferisce il sito, una sintesi di rabbia contro il governo, la polizia e “i ricchi di Milano”. Tra i giovani, ragazzi e ragazze a cavallo della maggiore età che non hanno esitato a caricare le forze dell’ordine in tenuta antisommossa.
Il bilancio
Solo a Milano ci sono stati almeno quattro feriti tra gli agenti e venti tra i manifestanti, e oltre cinquanta giovani fermati, quasi la metà minorenni. Un’auto dei carabinieri è stata devastata e sono stati presi d’assalto negozi sportivi in corso Vittorio Emanuele, dove sono state sottratte delle scarpe esposte. Molti giovani, riferisce Tgcom24, si sono fatti selfie davanti all’auto distrutta e ai cestini incendiati. Il bilancio dei danni resta da quantificare.
“Abbiamo capito che sarebbe finita male”
“Abbiamo capito che sarebbe finita male quando in via Broletto gli organizzatori hanno ammesso che non riuscivano a gestire i ragazzini vestiti di nero”, ha detto un funzionario di polizia che ha chiesto di restare anonimo. Una studentessa ferita, citata dallo stesso sito, ha raccontato: “Io non ero venuto qui per questo”. Il segretario di Confcommercio Milano, Marco Barbieri, ha scritto: “La violenza non può mai essere una forma di manifestazione”, esprimendo solidarietà alle forze dell’ordine, ai feriti e agli imprenditori danneggiati.
L’assistenza legale ai fermati
Per i fermati è stato attivato un servizio di assistenza legale, lanciato sui social dal centro sociale Lambretta e dal collettivo studentesco Deriva, che fornisce un contatto per essere messi in relazione con un avvocato. Fermati e identificati non sono automaticamente responsabili degli scontri: per tutti vale la presunzione di innocenza e le posizioni sono al vaglio.
Minacce online contro i giovani fermati
Il giorno dopo gli scontri la violenza si è spostata in rete: una pagina social con oltre ventimila follower ha diffuso minacce rivolte ai giovani fermati e alle loro famiglie, con un linguaggio denigratorio e discriminatorio e l’annuncio di una presunta “caccia”, e ha invitato a segnalare nomi e indirizzi. Si tratta di messaggi gravi, che possono configurare reati e che mettono a rischio l’incolumità di persone, in gran parte minorenni, la cui responsabilità non è ancora accertata. Le autorità non hanno ancora comunicato eventuali iniziative.
Cosa non è ancora noto
Non sono stati resi noti l’identità e le imputazioni dei fermati, né un bilancio definitivo di danni e feriti. Trattandosi di minorenni, non vengono diffusi nomi né elementi che possano consentirne l’identificazione.
Fonte: Tgcom24, ANSA, Il Corriere della Sera, Open