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Piazzapulita, scontro Orsini-Mieli: “Non mi sento in colpa se non vendo armi a ucraini”

Da qualche giorno Alessandro Orsini è diventato protagonista della tv. Il professore della Luiss è stato censurato dalla sua università per le sue tesi sull’invasione russa dell’Ucraina, ritenute troppo giustificazioniste. Lui però non si lascia intimidire e ribadisce la sua posizione scomoda anche durante l’ultima puntata di Piazzapulita. Le sue parole però fanno innervosire il giornalista Paolo Mieli. Ne nasce un duro scontro tra i due.

Alessandro Orsini e Paolo Mieli

Secondo Mieli “il cinismo sta nel dire ai resistenti ucraini ‘no guarda non vi aiutiamo per il bene vostro, perché prima finisce meglio è per voi. Così non si sparge altro sangue. Non vi diamo neanche un’arma così risparmiamo un giorno di guerra’. Insomma la sai questa cosa. La domanda che mi faccio è: quello che decide di fare la resistenza ucraina, è bene aiutarla un giorno di più o uno di meno?”. Il giornalista polemizza contro le tesi di Orsini, ironizzando sul fatto che i pacifisti abbiano negato fino all’ultimo l’intenzione dei russi di invadere l’Ucraina.

Mieli sottolinea il fatto che l’attacco russo e la capacità di resistenza ucraina hanno rappresentato una “sorpresa per tutti, tranne che per lei”, si rivolge a Orsini il quale conferma di aver avvertito più volte da anni sulle reali intenzioni di Mosca. “Adesso non si può dire non armiamoli. E poi che razza di pace è quella?”, si domanda Mieli accusando in pratica il suo interlocutore di essere un cinico che vuole abbandonare gli ucraini al loro destino.

“Secondo me c’è proprio un errore di fondo nel discorso di Mieli. – replica piccato Orsini – Lui sostanzialmente sta mettendo il discorso sul piano morale. Dice che se diamo le armi agli ucraini possiamo in qualche modo scaricarci la coscienza. Ma il punto fondamentale è che noi italiani non dobbiamo sentirci in colpa se non diamo le armi agli ucraini. Noi dobbiamo sentirci in colpa per aver indotto gli ucraini a credere che li avremmo difesi in caso di un attacco della Russia. Se dobbiamo fare un discorso di coscienza morale o di sensi di colpa, io non mi sento in colpa se non vendo armi agli ucraini. O se non riempio l’Ucraina di armi con le conseguenze devastanti che questo avrebbe sui bambini”, conclude il professore.

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