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Dimartedì, Bersani fa scoppiare il putiferio: “Destra italiana fuori da resistenza antifascista”

Tutti contro tutti nello studio di La7 durante l’ultima puntata di Dimartedì. Ospite principale del conduttore Giovanni Floris è Pier Luigi Bersani. L’ex segretario del Pd scatena la bagarre quando lancia pesantissime accuse contro la destra italiana rappresentata oggi da Giorgia Meloni. I giornalisti Alessandro Sallusti e Alessandro Giuli non gliela perdonano.

Bersani a Dimartedì

“Non verrà fuori né stasera né tra una settimana, ma verrà fuori. – premette Bersani – Qui si dice che è il Pd che deve fare un congresso rifondatore. Ma Fratelli d’Italia no? Ragazzi guardate che verrà fuori questa cosa, attenzione bene. – avverte l’ex segretario del Pd – Perché noi abbiamo un problema che ha una profondità storica e che va affrontato con la stessa profondità. Noi siamo un Paese che ha fatto la Resistenza con le armi e con la politica pagando dei prezzi. In nome di questo si è dato una Costituzione che piace agli italiani, che è dichiaratamente antifascista”.

“E abbiamo una destra di governo che è fuori da questa storia, a differenza di altre destre europee. – questa la grave accusa lanciata da Bersani ai suoi avversari politici – Anzi, spesso e volentieri non l’ha riconosciuta, mettendo l’antifascismo in una chiave di fazione. Se la Meloni va da Vox vuol dire che questa cosa qui è profonda. Io invito la destra a non pensare al Pd, perché ci penserà lui. Pensi piuttosto a come affrontare questa vicenda storica”. Accuse che fanno insorgere i suoi interlocutori.

“Il centrodestra non ha vinto perché c’è un’ondata di destra nel Paese. – prosegue però Bersani – Ha vinto perché si è ammucchiato, perché ha espresso una novità nella figura del leader e perché gli altri si sono divisi. Tanto è vero che se guardiamo i numeri con cui hanno vinto, questi sono gli stessi di quando nel 2017 dissi che arrivava la mucca nel corridoio. Adesso la mucca è entrata nel salotto istituzionale ma nel Paese è ancora nel corridoio”, conclude.

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