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La scuola riparte, ma le criticità sono ancora troppe: le difficoltà per studenti e insegnanti

Come sanno studenti, insegnanti, segreterie e famiglie, la scuola italiana è dunque ripartita. Sono stati fatti i primi collegi dei docenti, l’entrata in servizio di chi ha preso una nuova cattedra, l’avvio della pianificazione dell’anno. E in molti istituti sono anche iniziate le lezioni di recupero per 500mila studenti che devono colmare le lacune dell’anno precedente, quello bloccato dal lockdown e continuato con la didattica a distanza. E qui veniamo al primo paradosso di questa ripresa: in molti casi infatti i buchi di apprendimento sono stati causati dalla didattica a distanza, e in molte scuole si dovrà ricorrere ancora a quella per recuperare. Perché? Perché i lavori di adeguamento degli spazi non sono stati ultimati per tempo, come era ampiamente prevedibile, e al momento le aule non sono agibili. Ma c’è anche altro.

Quasi ovunque infatti si aspetta l’arrivo dei famosi banchi monoposto scelti dalla Azzolina, con la consapevolezza che potrebbero essere consegnati ad anno scolastico inoltrato. E poi mancano i bidelli, pedine fondamentali per l’organizzazione interna, a maggior ragione per far rispettare le regole del distanziamento e le nuove norme di sicurezza all’interno degli istituti. E poi c’è la nota più dolente. A causa della folle riorganizzazione del sistema di reclutamente voluto dalla ministra, in molti casi mancano proprio gli insegnanti, in attesa dell’esito della “chiamata veloce” del ministero.

E come racconta Niccolò Carratelli su La Stampa, “a proposito dei buchi di organico, i sindacati lamentano il rinvio del concorso straordinario, previsto in autunno, e di quello ordinario, la cui data non è stata ancora ipotizzata. E denunciano il rinvio del tavolo, che era stato convocato per domani al ministero, sulla questione dei lavoratori ‘fragili’, quelli con patologie e condizioni di salute che li espongono ad un più alto rischio di contagio. I docenti e i dirigenti scolastici aspettano le linee guida dell’Istituto superiore di sanità e una circolare del ministero che inquadri le regole per chiedere l’esonero”.

Il docente fragile potrà lavorare a distanza? O con un gruppo ristretto di ragazzi? Usufruisce della malattia o può mettersi in aspettativa? E poi la domanda a margine: quanti saranno alla fine gli insegnanti che chiederanno al medico di essere dichiarati non idonei al servizio? “Il clima di incertezza, unito all’appuntamento con le elezioni regionali, ha fatto aumentare, con il passare dei giorni, il numero delle regioni che hanno deciso di posticipare l’inizio delle lezioni, rispetto alla data del 14 settembre indicata dal ministero”, spiega ancora Carratelli.

Nel frattempo, scatta anche la formazione dei nuovi referenti Covid, che dovranno essere individuati in ogni scuola, per fare da collegamento con le famiglie e con le Asl del territorio. Due i corsi online, gratuiti e disponibili fino a metà dicembre, organizzati su una piattaforma in grado di ospitare fino a 70mila partecipanti. Insomma, verrebbe da dire: nonostante la Azzolina la scuola riparte. Così, giorno per giorno, senza la possibilità di programmare a lungo termine. Famiglie, studenti e personale scolastico sono allo sbando, ma tengono forte.

 

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