Europa

Migranti, il prezzo dell’inefficienza: quanto costa agli Stati l’assenza di procedure condivise

Ricollocamenti fatti senza delle precise finestre temporali, con procedure fatte ad hoc e prive di regolamentazioni. Questa la denuncia fatta da Neil Falzon, direttore di Aditus, ong maltese che si occupa di diritti umani, in particolare dei migranti. Una delle voci che aveva spinto negli scorsi giorni l’hashtag #LetThemIn, “facciamoli entrare”, nel momento in cui i 49 migranti a bordo di Sea Eye e Sea Watch ancora si trovavano in mezzo al mare, in attesa di un porto sicuro. E che oggi spiega: “Queste procedure avvengono al di fuori ogni sfera legale e di policy, quindi non devono rendere conto a nessuno standard di legge e sono del tutto non trasparenti”.

Ora che i migranti sono arrivati a La Valletta, si trovano all’Initial Reception Center di Marsa, “un centro per i controlli iniziali, dal quale non possono allontanarsi, quindi de facto in stato di detenzione. Così è iniziata per loro un’altra odissea, burocratica, fino all’effettivo ricollocamento. Quanto durerà è impossibile stabilirlo”. Gli accordi bilaterali per i ricollocamenti non seguono alcuna prassi e sono concordati tra i singoli Paesi. Non esistono regole a cui attenersi e si basano solo sulla “volontarietà”.
Una parte dei migranti, come da accordi, arriveranno nel nostro Paese. Per ora i funzionari italiani ancora non si sono recati a sull’isola per cominciare le procedure d’identificazione, primo passo verso la ricollocazione. Non è nemmeno chiaro di quante persone si tratterà: le cifre oscillano tra i 10 e i 15, anche se fonti dal Viminale precisano che la posizione ufficiale è che ne arriveranno zero, almeno fino a quando non saranno gli altri Paesi europei che per primi non rispetteranno la parola data.Resta il problema di una mancata riforma del Regolamento di Dublino, la Bibbia delle regole sulla gestione dei migranti e dei richiedenti asilo in Europa. Un recente rapporto stima che le inefficienze nei trasferimenti così come sono previste oggi dai regolamenti vigenti costino all’Unione tra i 2,5 e i 4,9 miliardi di euro l’anno. I dettagli più interessanti sono che tra i 186 e i 236 milioni di euro sono causate da richieste di trasferimento che alla fine non vengono approvate, evitabili con una maggiore programmazione, e tra i 390 e i 509 milioni di euro sono richieste approvate ma mai effettuate.

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