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Il marito di Liliana Segre aderì alla destra di Almirante? Il retroscena segreto

C’è un aspetto della vita privata di Liliana Segre che non tutti forse conoscono. “Mio marito (Alfredo Belli Paci, ndr), che era stato uno che aveva scelto due anni di internamento pur di non stare nella Repubblica sociale, vedendo molto disordine, per un certo periodo aderì a una destra in cui c’era anche Almirante. Io ho molto sofferto e ci fu una grande crisi. A un certo punto misi mio marito e me sullo stesso piano e dovevamo sceglierci di nuovo. O separarci”. Liliana Segre, ospite a Che tempo che fa, ha raccontato commossa questo episodio della sua vita privata. Dopo la crisi, ricorda, il ritrovarsi: “Per fortuna lui rinunciò per amore nei miei confronti a una eventuale carriera politica. E io aprii le braccia a un amore ritrovato e fummo insieme per altri 25 anni”.

La senatrice a vita ha commentato con Fabio Fazio, a partire da questo aneddoto, la vicenda dell’intitolazione della strada ad Almirante a Verona, proposta quasi contemporaneamente alle decisione di intitolare a lei la cittadinanza onoraria. Segre ricorda il momento in cui ha scelto di non tacere più, di raccontare l’orrore che aveva visto. “Diventata nonna, decisi di uscire dal silenzio durato 45 anni e fare il mio dovere di testimone. Fino ad allora non avevo avuto il coraggio di farlo”. Pochi mesi fa le è stata assegnata la scorta per le minacce ricevute.

Lei parla con affetto degli agenti che la proteggono: “Tra loro e i miei nipoti non c’è molta differenza per me. Mi sento la nonna della mia scorta”, ha affermato. All’inizio aveva paura di essere meno libera, poi ha iniziato a vedere la scorta come “un grande regalo, ho degli amici, con loro posso mangiare la pizza con i miei nipoti”. Quanto al rapporto con la popolarità dice: “Tutta questa eccitazione che c’è intorno a me mi disorienta, ci sono quelli che mi amano, la maggio parte, e gli odiatori”.

Alla vigilia del Giorno della memoria – è stata infatti intervistata il 26 gennaio da Fazio – Liliana Segre ricorda: “Quel 27 gennaio io non ero ad Auschwitz, non ho avuto la gioia di veder aperto quel cancello. C’erano solo morti o persone malate che non avevano potuto obbedire al comando della ”‘marcia della morte’”. I più giovani pensano che quel giorno la guerra sia finita, ma la senatrice a vita tiene a ricordare: “Non è così, il conflitto era ancora nel pieno”.

 

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