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“Sei stato un esempio per tutti”. Addio al grande giornalista italiano: il triste annuncio da poco arrivato

“Sei stato un esempio per tutti”. Addio al grande giornalista italiano.

È morto a 77 anni Gianluigi Armaroli, volto e voce storica del giornalismo televisivo italiano, a lungo corrispondente dall’Emilia-Romagna per il Tg5 diretto da Enrico Mentana. La notizia della sua scomparsa è stata comunicata in diretta nel corso dell’edizione del Tg5, suscitando un’immediata ondata di commozione tra colleghi, amici e telespettatori che per anni hanno seguito i suoi servizi.

Nato a Bologna il 20 novembre 1948, Armaroli aveva costruito un percorso professionale ricco e articolato. Dopo il diploma all’Accademia di Belle Arti con indirizzo scenografico e il passaggio all’Accademia Antoniniana, aveva mosso i primi passi nel mondo della comunicazione come attore radiofonico a Radio Rai. In quegli anni collaborò con figure di primo piano del teatro e della recitazione italiana, tra cui Sergio Fantoni, Massimo Dapporto, Luigi Vannucchi e Giulio Bosetti, affinando una capacità narrativa che avrebbe poi caratterizzato anche il suo lavoro giornalistico.

Nel 1977 arrivò l’esperienza nella televisione locale con Video Bologna, dove condusse il telegiornale Tele Carlino. Il salto nel grande circuito avvenne nel 1984, quando entrò nel gruppo Fininvest sotto la guida di Guglielmo Zucconi. Con la nascita del Tg5 nel 1992, Armaroli fu scelto come corrispondente Mediaset per l’Emilia-Romagna, incarico che ha ricoperto per circa vent’anni. In questo ruolo ha raccontato la cronaca della regione, seguendo eventi drammatici, emergenze e calamità naturali, comprese le alluvioni che hanno segnato il territorio negli anni più recenti.

Conclusa una carriera durata oltre quattro decenni, si era trasferito a Pesaro insieme alla moglie Daniela. Chi ha lavorato con lui lo ricorda come un professionista rigoroso e autorevole, ma anche come una persona capace di ascolto, dotata di grande umanità e di un tratto gentile che emergeva nel rapporto con le persone protagoniste delle sue storie.

Accanto al giornalismo, Armaroli ha coltivato con passione la scrittura. È autore del romanzo storico “Domenicus e i lupi”, ambientato nell’Appennino del Cinquecento, un’opera in cui la ricostruzione storica si intreccia con descrizioni attente dei luoghi, delle tradizioni e della vita delle comunità locali.

Il suo impegno si è esteso anche alla conservazione della memoria collettiva. Ha firmato la prefazione del fotolibro “MAI + Il sisma nel Centro Italia tra volti e macerie”, un progetto nato dopo il terremoto per dare un volto umano alle immagini della distruzione e raccontare le storie delle persone colpite. Forte era anche il suo legame con le tradizioni popolari: dagli zampognari alle feste di paese, fino alle canzoni che diventano simbolo di un territorio. In Romagna ha collaborato al progetto “Ciapa la Galeina – Missione Romagna, viaggio artistico tra Italia e Brasile”, contribuendo a un racconto che univa culture e sensibilità diverse.

La sua voce ha accompagnato numerosi documentari dedicati alla memoria storica, tra cui quelli sulla Linea Gotica e sulle vicende dei piccoli centri di montagna. In questi lavori si ritrovavano insieme il giornalista e l’attore delle origini, capaci di fondere cronaca, storia e racconto umano.

Il nome di Gianluigi Armaroli resta indissolubilmente legato all’Emilia-Romagna, alle sue ferite raccontate con rispetto e precisione e alla valorizzazione della cultura locale. I colleghi lo ricordano come un esempio di giornalismo che sa unire rigore professionale e profonda sensibilità narrativa.

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