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Lo sfogo dell’ infermiera simbolo alla lotta al Covid: “Ci chiamano assassini”

Durante la prima ondata Martina Benedetti divenne tra gli infermieri simbolo alla lotta contro il Covid in Italia, grazie ad una foto pubblicata sui social in cui mostrava i segni lasciati sul viso dalle protezioni anti contagio. Oggi Martina è ancora in prima linea, ma rispetto a marzo c’è qualcosa che è cambiato nei confronti degli operatori sanitari. “Lavoro in Toscana, in un reparto Covid, in una terapia intensiva”, ha raccontato l’ infermiera, ai microfoni di Rai Radio2 -. Siamo diventati Covid free in estate, purtroppo in questo ultimo periodo seguendo il trend nazionale siamo ripiombati nell’incubo Covid. Almeno nella mia realtà, rispetto alla prima ondata, quando eravamo sprovvisti di mezzi di protezione individuale, riusciamo a proteggerci”.

A cambiare è stato anche l’atteggiamento della gente nei confronti degli operatori ha raccontato l’ infermiera: “Questa seconda ondata è ancora più difficile. Nella prima, non volendo, venivamo quasi celebrati come eroi, con i canti e gli applausi dai balconi, adesso succede che durante il periodo estivo abbiamo visto vari fenomeni aberranti, come i negazionisti o i no mask, movimenti fomentati anche da un giornalismo di bassa lega. Varie categorie di persone se la sono presa con noi. Da eroi per qualcuno siamo diventati assassini. Sono questi gli insulti che riceviamo sui social. Oppure ci scrivono ‘assicurati’, quelli con lo stipendio statale, che devono stare zitti. Io e i miei colleghi siamo rimasti basiti, dopo tutto l’impegno che abbiamo messo a marzo e aprile e stiamo mettendo ora. Ti fai un turno massacrante in terapia intensiva, esci fuori e leggi certi commenti sui social, ti fa male”.
La cosa che però spaventa Martina è tutt’altra: “Mi dà noia la situazione generale, molti cittadini non hanno capito bene la situazione, sono stati gli stessi specialisti a minimizzare nei mesi scorsi, a creare una sorta di circo mediatico. Tutti questi scontri anche tra specialisti, tra virologi, che a mio parere sono assurdi. In reparto ne parliamo avviliti, ma spesso non c’è neanche tempo per stare dietro a tutte le dinamiche, il nostro obiettivo nell’immediato è di far star meglio il paziente che accede, non abbiamo nemmeno tempo per certe cose. Chi è in corsia tutti i giorni non apprezza chi minimizza, ma chi è realista e consapevole. La realtà in questo momento è drammatica. Dal punto di vista clinico sono stati fatti dei passi in avanti, i nostri medici hanno capito delle cose, la malattia viene curata in modo più efficace. Ma rimane il problema di posti letto. Più della letalità del virus, quello che le persone che non capiscono, è la capacità di tenuta del sistema sanitario il problema”.Ti potrebbe interessare anche: Coronavirus, salgono a 7 le Regioni rosse: le ultime decisioni del governo