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Salvini, la guerra tra Sgarbi e la pornostar Valentina Nappi manda in tilt la tv

Un duello fra titani, verrebbe da dire. Che ci fanno Vittorio Sgarbi e Valentina Nappi (nota pornostar) a litigare su Salvini? Lo scontro è andato in scena (in diretta) a Stasera Italia. “Fa la pornostar e allora parli di cazzi! Si intende solo di quello”. Non usa mezzi termini Vittorio Sgarbi per commentare l’ultima “impresa” di Valentina Nappi che, qualche giorno fa, ha pubblicato un post su Instagram in cui accusava il ministro dell’Interno Matteo Salvini di averla “stuprata”. Ovviamente la sua era una metafora…

L’attrice hard spiegava così i motivi della sua insolita protesta: “Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia”.

E ancora: “Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale”. Salvini è già intervenuto sulla vicenda: “Ho stuprato Valentina Nappi? Ho un alibi, quel giorno ero con Saviano”.

Ma ora in questa insolita contesa interviene anche Sgarbi: “Ma cosa ne sa lei di Salvini? S’intende solo di cazzi, parli di cazzi, si occupi di cazzi e non faccia l’intellettuale. Lo stupro è una cosa ben precisa, vada a denunciare! Ci dica dove, come è stata stuprata e con quale strumento…”, commenta il critico d’arte. A questo punto, il conduttore Giuseppe Brindisi prova a mediare, dicendo che “quella della Nappi era una provocazione”.

 

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Sono stata ‘stuprata’ da Salvini. Sono stata ‘stuprata’ da Salvini perché al di là di aspetti anche condivisibili (che pure ci sono) delle sue scelte concrete, e al di là del fatto che molte responsabilità non sono solo sue, Salvini ha riabilitato la peggiore cultura identitaria nazionalista, quella rappresentata dalla triade Dio-Patria-Famiglia. Babbo Natale, la Befana, niente Ramadan, sì al panettone rigorosamente a Natale, la colomba a Pasqua, la cucina tradizionale, i gay sì ma la famiglia solo quella tradizionale, i crocifissi rigorosamente nelle aule, Dio nei discorsi degli esponenti politici e tutta la plebe unita comunitariamente dai vecchi ‘sani’ valori identitari nazionali tradizionali. Non so voi, ma questa io la chiamo cultura di sapore fascista. Ed è uno stupro culturale di proporzioni immani. La questione dell’immigrazione, al di là dei complessi aspetti pratici su cui non intendo dilungarmi (la mia opinione è che una gestione razionale dei flussi migratori è — e soprattutto sarà — necessaria), è una questione culturale. Io non voglio vivere in un paese con una cultura ufficiale unica, cattolica di destra, nazionalpopolare. Io voglio vivere in un paese ateo, multietnico, con un’identità culturale che affondi le proprie radici nell’Illuminismo e nel marxismo più illuminato, e che sviluppi queste ultime all’altezza della modernità contemporanea. Il linguaggio grezzo, i modi spicci e i toni al limite del violento, invece, ci riportano a una cultura tribale che produce una violenza contro il diverso (come abbiamo potuto vedere) simile a quella che si dà in molte specie di primati non umani. Rispetto a tutto ciò, il genocidio è qualcosa di differente solo per grado. #salvini #immigrazione #lega #leganord #matteosalvini

Un post condiviso da Valentina Nappi (@instavalentinanappi) in data:

Al che Sgarbi replica: “Ha usato una metafora perché voleva far parlare. Perché non ha detto violenza culturale? Parla di stupro? E allora lo descriva se lo conosce. Io invece la vedo bella allegra e festosa, non ha lo sguardo di una stuprata”. Veronica Gentili prova a smussare i toni e ricorda che non sta andando in scena un processo alla pornostar e la Nappi replica: “Capra! Le virgolette fanno parte della lingua italiana, ho usato le virgolette. Lo stupro non è solo nei confronti di una donna ma anche di un’altra persona”.

E ancora: “E poi sempre questa storia se io ho diritto di parlare, ma perché voi che cazzo fate?”. Non ha tutti i torni… Ma a questo punto il critico d’arte rilancia: “Fate vedere un film della signorina, un filmato della sua attività, di cosa fa e dove si fa baciare”. Insomma, su un piano argomentativo, comunque, da Sgarbi ci si aspettava qualcosa di più.

 

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