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Silvia Salis su Giorgia Meloni, tutti senza parole: cosa ha detto la sindaca

Il dibattito politico si riaccende attorno a parole che non passano inosservate. Una copertina, un’intervista e alcune frasi destinate a far discutere, riaccendendo il confronto tra maggioranza e opposizione. Al centro, questa volta, c’è Silvia Salis.

La copertina di Vanity Fair dedicata alla sindaca di Genova non può che inserirsi nel dibattito sul centrosinistra, anche se nell’intervista non compaiono esplicitamente termini come “primarie” o “leadership”. Si parla soprattutto della città, ma alcune dichiarazioni hanno un peso politico evidente. “Una volta al potere non sempre potrai fare quello che vuoi – spiega – dovrai trovare continue mediazioni tra forze politiche nell’interesse della città. È un equilibrio difficile da trovare”.

Fin dall’inizio, Silvia Salis ha bocciato l’ipotesi delle primarie per la leadership del centrosinistra: “Per me sono sbagliate”, ha detto poco dopo la proposta avanzata dal leader del M5s Giuseppe Conte. Parole che alimentano le letture di chi la vede come possibile figura alternativa per guidare la coalizione, anche se per ora il confronto resta interno alle forze politiche.

Nel corso dell’intervista, Salis ha toccato anche i vertici istituzionali. Sul presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha detto: “È il baluardo della rispettabilità della nostra Repubblica”. Sulla presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha riconosciuto: “È una politica determinata, con posizioni molto distanti da me, ma resta una donna che ha fatto un grande percorso politico”. Poi l’affondo che ha acceso il dibattito: “L’elettorato di centrodestra non vede nella coerenza il suo valore indistinguibile. A una leader di centrosinistra, invece, non verrebbero mai perdonate le giravolte della nostra presidente del Consiglio”.

Un passaggio anche su Matteo Renzi: “Da presidente del Consiglio ha caratterizzato una stagione di grande cambiamento. È stato giovane e progressista, ma non ha saputo interpretare le risposte del Paese”.

Lo sguardo si allarga poi allo scenario internazionale. Su Donald Trump: “Sembra una puntata di Black Mirror”. Su Benjamin Netanyahu: “Lo metto insieme a Trump ma a un livello più basso, perché è anche più cattivo”. E su Vladimir Putin: “Questa è la galleria degli orrori, sono il male assoluto”.

Non manca il riferimento all’attualità più sensibile. Nei mesi scorsi la sindaca era scesa in piazza a Genova con i portuali contro la guerra a Gaza: “Come fare a restare indifferenti? Il sindaco deve esprimere l’identità della sua comunità. È un’idiozia pensare che la posizione di una città non cambi le cose”.

Sul piano economico, Salis entra nel merito del salario minimo: “Gli effetti positivi sono evidenti, basta guardare alla Spagna. Con la pressione fiscale e l’evasione che abbiamo, e con una generazione che rischia di non potersi permettere una casa pur lavorando, il tema non è più rinviabile”. E rivendica: “Negli appalti comunali abbiamo introdotto l’obbligo del salario minimo”.

Spazio anche ai diritti civili e all’educazione sessuo-affettiva nelle scuole, introdotta dal Comune: “Mi spiace che ci si scandalizzi per strumenti che servono a comprendere i cambiamenti della società. Non sono obblighi, ma opportunità”. E aggiunge: “Quando governi devi abbandonare l’idea che il tuo modello sia il migliore. Sono madre, cattolica, eterosessuale, ma non credo che il mio sia l’unico”.

Parole che, tra politica interna e scenari globali, hanno acceso il confronto e rimesso al centro la figura della sindaca di Genova, lasciando molti senza parole.

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