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Sintomi post-covid presto un problema di salute più grave delle morti

Risultare negativi al tampone, pur non essendo ancora del tutto guarite. Si tratta di tutte quelle persone che dopo aver contratto e superato il nuovo coronavirus, continuano a presentare sintomi debilitanti come la mancanza di respiro, stanchezza cronica e annebbiamento del cervello, mesi dopo essersi ammalate del virus. “Gli effetti a lungo termine del Covid-19 potrebbero rivelarsi un problema di salute pubblica più grande delle morti causate dal virus”. L’avvertimento è arrivato da un gruppo di accademici britannici, autori del report intitolato Long Covid: Reviewing The Science And Assessing The Risk. Nel rapporto, il professor Tim Spector ha affermato che nei primi mesi della pandemia, è stata prestata poca attenzione alla popolazione infetta che non era abbastanza malata per andare in ospedale, che rappresentava il 99% dei casi.

Stanchezza cronica, affanno, mialgie, difficoltà a concentrarsi, problemi di memoria, sintomi gastrointestinali, alterazione dell’olfatto e del gusto, rash cutanei, perdita di capelli. Questi sono solo alcuni dei tanti disturbi manifestati da gran parte dei ex ammalati di coronavirus. Una condizione ormai diffusa che in Italia sta assumendo il nome di “sindrome post-Covid”, mentre nel mondo anglosassone si sta diffondendo la definizione “long-haulers” (“malati a lungo termine”, ndr). Lo scienziato Spector ha affermato che, in molti soggetti, il Covid-19 mostra un comportamento simile a una malattia autoimmune in grado di colpire più organi. Grazie a un’app lanciata per monitorare i pazienti, Spector e il suo team hanno raccolto dati da oltre quattro milioni di persone, ricevendo informazioni utili su sintomi e disturbi lamentati anche a settimane di distanza dal contagio. “Molte persone non sono migliorate dopo due settimane come previsto”, ha affermato i professore, aggiungendo: “Abbiamo continuato a seguirle e abbiamo scoperto che un numero significativo aveva ancora problemi dopo mesi”.
L’epidemiologo e il suo team sottolineano dunque che i sintomi a lungo termine “potrebbero rivelarsi un problema di salute pubblica più grande perfino rispetto alle morti per Covid-19, che colpiscono principalmente gli anziani deboli”. Il rapporto del King’s College indica che circa il 10% di coloro che hanno preso parte al sondaggio ha presentato sintomi a lungo termine per un mese, mentre una percentuale che oscilla tra l′1,5% e il 2% ha lamentato tali disturbi anche dopo tre mesi”. Queste persone si trovano ad affrontare carriere sospese, socialità messa in stand-by e vita familiare di difficile gestione.Secondo lo studio, inoltre, la “sindrome post-Covid” è evenienza rara sia tra gli under 18 e che tra gli over 65, mentre colpisce con maggiore frequenza la popolazione in età lavorativa. L’età media delle persone colpite è 45 anni. A soffrirne sono più le donne che gli uomini.

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