Interni

Sondaggi, maggioranza e opposizione sempre più vicine. Boom per Italexit di Paragone

Nel ballo dei sondaggi che da mesi ormai cattura le attenzioni dei leader politici, alla disperata ricerca di conferme tra gli elettori e preoccupati dalla possibilità che il Paese possa tornare al voto da un momento all’altro, ci sono certezze ormai quasi consolidate e tante variabili impazzite che rischiano, al momento della chiamata alle urne, di pesare parecchio. Stando alle ultime rilevazioni effettuate dall’Istituto Piepoli, infatti, la forbice tra lo schieramento giallorosso e la coalizione di centrodestra si sarebbe assottigliata parecchio negli ultimi mesi. Con qualche novità tra le formazioni politiche più giovani.

Dati alla mano, le ultime rilevazioni vedono l’area di governo, quella che comprende Pd, Cinque Stelle, Italia Viva e il micromondo di piccoli partiti vicini all’esecutivo, sarebbe oggi intorno al 43,5%. Numeri importanti considerando che agli inizi di luglio 2020 la percentuale di consensi raggruppata dalle varie realtà della coalizione si fermava al 39,5%. Una crescita figlia soprattutto di un piccolo recupero del Movimento, oggi dato al 18% (era al 15,5% soltanto un mese fa).
Dall’altra parte della barricata, il centrodestra arretra leggermente, passando dal 47,5% al 47% ma restando così ancora in vantaggio rispetto allo schieramento opposto. La flessione più significativa qui è quella registrata dalla Lega, scivolata dal 26,5% al 24% a causa delle scelte di Matteo Salvini, sempre meno condivise dagli elettori, e dalle sue posizioni non troppo gradite in merito alle misure anti-contagio.Tra le potenziali mine vaganti in caso di tornata elettorale ce n’è però una che continua a guadagnare consensi: si tratta del partito No Europa per l’Italia – Italexit di Gianluigi Paragone, protagonista di un esordio veramente impressionante. I primi sondaggi lo davano intorno al 4-5%, oggi la neonata formazione potrebbe ambire addirittura al 6%. Numeri dei quali, inevitabilmente, dovranno tutti tenere conto.

Berlusconi e Calenda pronti alla fusione? Qualcosa di vero, sotto sotto, c’è