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Sondaggi, quanto vale un possibile partito di Conte? Ecco la risposta degli italiani

Non è un caso che i sondaggi ora inizino a chiedere agli italiani anche il gradimento verso un partito di cui tutti parlano ma che ancora non c’è. Si tratta del partito del premier Conte. Nelle ultime settimane, infatti, si sta facendo sempre più insistente la voce di un presidente del consiglio pronto a mettere in piedi un suo movimento, smarcandosi così da Pd e M5S. I sondaggi di Ixé illustrati ieri da Bianca Berlinguer durante Cartabianca su Raitre dicono che la Lega perde uno 0,3% attestandosi al 25% mentre il Partito Democratico arriva al 21,4% crescendo di mezzo punto percentuale e il MoVimento 5 Stelle perde lo 0,3% e arriva al 17,2%.

Subito dopo ci sono Fratelli d’Italia con il 14,4% (in crescita) e Forza Italia al 7,6% mentre tra i piccoli Italia Viva è all’1,9% in crescita dello 0,4, stessa percentuale persa da La Sinistra. La rilevazione indaga anche – come si diceva – il potenziale elettorale di una lista Conte, dopo che alcuni sondaggi in questi giorni avevano fornito numeri roboanti per un raggruppamento politico con in testa l’attuale presidente del Consiglio che però non è stato mai formato né da Palazzo Chigi sembrano avere l’intenzione di provarci (anche se un nutrito gruppo di ex democristiani a cui la parola l’ha tolta la storia vorrebbero tanto aggregarsi al carrozzone non ancora preparato).

Secondo Ixé il potenziale di una lista Conte, ovvero gli elettori che valuterebbero la possibilità di votarla, è il 12%; la provenienza elettorale è in massima parte dal MoVimento 5 Stelle e dal Partito Democratico, che avrebbero così tutto da perdere da questa nuova aggregazione, ma pesca anche una quota significativa di elettori dal centrodestra (sicuramente senza intaccare i voti di Salvini e Meloni, però).

Conte, intanto, è asserragliato a Palazzo Chigi, e cerca di recuperare terreno incontrando tutti i ministri scettici sul piano Colao e sugli Stati Generali dell’economia (Manfredi, Amendola, Provenzano) e i due capi delegazione di Pd (Franceschini) e M5s (Di Maio). Ci sono attriti anche con il Deep State italiano (grand commis, capi di gabinetto, strutture burocratiche, fino a pezzi del Colle). Conte, che solo pochi giorni fa ironizzava sul suo futuro (“dite sempre che cado, cado, ma non cado mai…”) cerca di metterci una pezza e prova a rilanciare.

 

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