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Spesa militare al 2% del Pil, Gassmann scatena la bufera social: “Not in my name”

Nella giornata del 16 marzo, la Camera dei Deputati approva un ordine del giorno che impegna il governo Draghi ad incrementare la spesa militare, portandola fino al 2% del Pil italiano. Attualmente le spese per armamenti nel nostro Paese coprono l’1,54% del Prodotto interno lordo. Approvazione avvenuta a larghissima maggioranza, visto che i voti favorevoli sono stati 391, 19 i contrari e 7 gli astenuti. Tale aumento avviene nel rispetto degli accordi presi in passato con la Nato, da rendere operativi entro il 2024. Ma esplode la polemica sui social.

Spesa militare sale al 2% del Pil

L’ordine del giorno sull’aumento della spesa militare è stato proposto dalla Lega e sottoscritto da deputati di Pd, Fi, Iv, M5S e FdI. Nel testo si legge che l’obiettivo del 2% dovrebbe essere raggiunto “predisponendo un sentiero di aumento stabile nel tempo, che garantisca al Paese una capacità di deterrenza e protezione”. L’aumento in questione dovrebbe far lievitare la spesa per armamenti a 38 miliardi di euro l’anno, contro i 25 attuali. Insomma, 104 milioni al giorno, invece di 68.

Ma la notizia dell’aumento della spesa militare italiana, approvato praticamente all’unanimità dal Parlamento ad eccezione di Sinistra Italiana e qualche altro parlamentare sparso, scatena una bufera social. “Spese militari aumentate al 2% del Pil nazionale…#NotInMyName. – denuncia l’attore Alessandro Gassmann su Twitter – Sanità, istruzione, transizione energetica. Disoccupazione giovanile, difesa del territorio dai cambiamenti climatici, messa in sicurezza delle infrastrutture, strade, ponti, trasporto pubblico”.

“Ho votato contro l’aumento della spesa militare italiana. – twitta invece il deputato di Liberi e Uguali Devis Dori – La maggioranza ha invece votato per incrementarla per incrementarla al 2% del Pil. Siamo stati solo 19 deputati ad opporci”. “Quindi i soldi per portare al 2% del Pil la spesa militare si trovano. Per curare le persone. Per l’istruzione, per le strade da terzo mondo in buona parte d’Italia non ci sono. Com’è starna questa finanza pubblica che noi plebei non possiamo capire”, commenta un altro utente.

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