
Dietro alcune tragedie emergono dettagli che rendono ancora più difficile comprendere quanto accaduto. Non sono solo le accuse, le perizie o le ricostruzioni investigative a colpire, ma anche le parole lasciate nei messaggi, le fotografie conservate nei telefoni e le conversazioni che raccontano la quotidianità di una famiglia. Materiale che, una volta acquisito dagli investigatori, può trasformarsi in una testimonianza diretta di ciò che accadeva lontano dagli occhi degli altri.
È proprio dalle 54 pagine della richiesta di misura cautelare firmata dalla pm Veronica Meglio che emerge il quadro ricostruito dagli inquirenti sulla morte della piccola Beatrice, la bambina di due anni deceduta il 9 febbraio a Bordighera. La madre, Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi sono stati arrestati con l’accusa di maltrattamenti aggravati dalla morte della vittima. Secondo l’accusa, le tre figlie sarebbero state lasciate sole per lunghi periodi, mentre la maggiore, che aveva appena nove anni, avrebbe assunto di fatto il ruolo di madre delle sorelline.

A nove anni accudiva le sorelle
Tra gli elementi più dolorosi emersi dall’inchiesta c’è proprio la posizione della sorella maggiore. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, la bambina preparava i pasti, cambiava la più piccola, le somministrava le medicine e aggiornava costantemente la madre sulle condizioni delle sorelle. Tutto questo a soli nove anni.
Le chat acquisite agli atti mostrerebbero una bambina che cercava continuamente la madre, la contattava al mattino, nel pomeriggio e durante la notte per segnalare problemi o chiedere aiuto. In una conversazione del 13 gennaio, dopo aver raccontato di essere stata male e di aver vomitato, avrebbe ricevuto una risposta che oggi pesa nelle ricostruzioni investigative: «Adesso vado via e vomiti? Ma stiamo giocando qua? Mi volete veramente fare andare fuori di testa?».
Secondo gli inquirenti, tra il 14 e il 17 gennaio le tre bambine sarebbero rimaste sole per gran parte del tempo. La madre avrebbe trascorso molte serate nell’abitazione del compagno a Perinaldo, mentre le figlie restavano da sole a Bordighera.
Gli audio e le frasi finite agli atti
A colpire gli investigatori sono stati anche alcuni messaggi vocali attribuiti a Emanuel Iannuzzi, riportati nella documentazione dell’inchiesta. In uno degli audio rivolti alla bambina di nove anni avrebbe detto: «Perché non ti trovi il fidanzato almeno gli c****i il c***o a lui e non rompi più i c**** la mattina e la sera?».
Ancora più sconvolgenti sarebbero alcune frasi riferite direttamente alla piccola Beatrice. Commentando una fotografia della bambina con il volto segnato da evidenti lesioni, Iannuzzi avrebbe detto: «Madonna che bella foto, che faccia da c… che c’ha tua sorella. Non la lanci dalla finestra?». In un’altra occasione, secondo quanto riportato negli atti, avrebbe pronunciato una frase che oggi pesa come un macigno nelle ricostruzioni degli investigatori: «Sta pezza di m…, speriamo che si sveglia tra sei mesi». Espressioni che la Procura considera particolarmente rilevanti per comprendere il contesto familiare in cui si è consumata la tragedia.

Le fotografie e il dramma di Beatrice
Un ruolo centrale nell’indagine è stato assunto anche dalle fotografie trovate nei telefoni cellulari. Tra la fine di dicembre e l’inizio di febbraio, la sorella maggiore avrebbe inviato alla madre numerose immagini che mostravano Beatrice con ecchimosi, lividi e segni evidenti sul corpo.
Secondo la Procura, alcune lesioni apparivano particolarmente gravi. Una fotografia del 22 gennaio mostrerebbe un occhio quasi completamente chiuso a causa di una vasta ecchimosi, ritenuta compatibile con un episodio di violenza particolarmente intenso.
Durante l’interrogatorio di garanzia, Emanuela Aiello ha ammesso di aver lasciato le figlie sole in alcune occasioni per stare con il compagno e ha parlato di problemi legati all’uso di alcol e sostanze stupefacenti. Ha però negato di aver picchiato Beatrice o di aver assistito a violenze nei suoi confronti. Quando gli investigatori le hanno mostrato alcune delle fotografie rinvenute durante le indagini, avrebbe iniziato a piangere interrompendo poco dopo l’interrogatorio.
Nel frattempo le due sorelline sopravvissute sono state trasferite in una struttura protetta, mentre l’inchiesta prosegue per chiarire tutte le responsabilità e ricostruire definitivamente cosa sia accaduto nei mesi precedenti alla morte della piccola Beatrice.