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Startup italiane: la situazione ed i Venture Capital

I venture capital rappresentano i capitali di rischio per finanziare l’inizio e la futura crescita di un’attività aziendale considerata ad alto potenziale di sviluppo.

Come si posiziona l’Italia quando si parla di Startup? É facile o difficile avviarne una nel nostro paese? E come siamo collocati rispetto alla media europea?

Non vogliamo essere pessimisti, me se almeno un po’ abbiamo intuito la situazione generale, si comprende che il settore italiano non se la passa poi così bene.

In primo luogo manca la benzina di cui hanno bisogno tutte le startup, ovvero i finanziamenti per partire. In realtà ci sono, ma sono ancora lontani dalla media europei di qualche miliardo di euro: in Italia si può avere accesso solo a 3,8 milioni di media a finanziamento.

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Il report della Casaleggio Associati

La Casaleggio Associati è una società che si occupa di ricerca e consulenza strategica per le aziende. Il suo rapporto annuale mette nero su bianco le difficoltà e lo spaesamento che caratterizza il contesto innovativo italiano, quando meno del 2% degli 8 miliardi investiti nel nostro paese arriva da venture capital. La Casaleggio Associati ha stilato un Rapporto sulla base di dati provenienti da più di 100 aziende che hanno ricevuto oltre 500mila euro di finanziamenti.

Secondo Davide Casaleggio, che della società ne è presidente, occorre: “Incentivare l’open innovation dei grandi gruppi, fare formazione destinata all’innovazione e potenziare il sistema di crowdfunding, sul modello del Regno Unito e della Francia”.

Quest’ultima infatti è passata dall’avere la stessa cifra italiana a disposizione a venti volte tanto ad oggi. Come ci è riuscita? Attraverso un sistema molto più efficiente del nostro che ha attirato investitori dall’estero. Inoltre è riuscita nell’intento di razionalizzare gli incentivi pubblici.

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startup falliteFinanziamento e occupazione

Sempre secondo il rapporto, un maggiore finanziamento nella nascita di startup equivale alla creazione di numerosi posti di lavoro. Si calcola che per un 1 milione investito si creano 12 posti nell’azienda e 60 nell’indotto, una cifra destinata a raddoppiare una volta che la startup sia decollata. Ma la semplicità non è affare di casa nostra. Troppa burocrazia, e nessuna razionalizzazione del budget.

“La maggior parte delle operazioni sono ancora condotte tramite private equity. Non esiste un vero ecosistema capace di attrarre i venture capital. Per crearlo, bisogna agire in varie direzioni, per esempio potenziando il capitale di rischio disponibile e coordinando l’intervento statale. In Italia le politiche per l’imprenditorialità sono spesso gestite a livello regionale e mancano di un coordinamento centrale. Questo rende scarsamente efficaci le azioni tese a finanziare la fase di avvio delle startup, basate su contributi a pioggia e spesso a fondo perduto» spiega Casaleggio al corriere.it. Nonostante ci siano comunque valide eccezioni da segnalare come queste: “In Abruzzo la Finanziaria Regionale Abruzzese gestisce un fondo di rotazione, StartHope, e ha inaugurato un incubatore a Pescara. Nel Lazio è Lazio Innova a sostenere l’innovazione. In Basilicata nel 2015 è stato lanciato il primo fondo regionale venture capital con 8 milioni. Una soluzione di successo in Francia è stata, invece, l’istituzione della Banca Pubblica d’Investimento”.

Segno questo che l’Italia può ancora farcela se le startup vengono giustamente considerata e finanziate per quello che effettivamente valgono e possono dare: più innovazione e occupazione al nostro paese.

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