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Striscioni contro Salvini, scatta la moda delle “balconiadi”

“Non sei il benvenuto”. Uno striscione apparso all’improvviso e rimosso in un istante, poco prima dell’arrivo di Salvini nel bergamasco. Uno dei tanti episodi andati in scena nel recente passato e che sembrano ormai tutti uguali, un ripetersi infinito di situazioni analoghe o quasi. A intervenire sono sempre le forze dell’ordine, che in alcuni casi hanno anche sequestrato i cellulari dei manifestanti. Considerando che il leader della Lega è quasi sempre in giro per le città d’Italia, non è facile immaginare quanto facilmente il copione rischi di ripetersi.

I costanti interventi degli agenti hanno però finito per causare un effetto boomerang, dando vita a delle vere e proprie “balconiadi”. Striscioni che appaiono ovunque, come nella residenza del veronese dove si leggeva “Prima gli esseri umani e poi… i 49 milioni”. O a Carpi dove il 14 maggio comparivano persone sui tetti armate di megafono che intonavano ad alta voce Bella Ciao.
E ancora, i tanti striscioni che penzolavano a Campobasso, per attendere il vicepremier che sosteneva la candidata sindaco Maria Domenica D’Alessandro. Una cifra raggiunta anche grazie alla campagna dell’Unione degli studenti: “Sei Campobassano? Metti a disposizione il tuo balcone e contattaci perla consegna gratuita dello striscione!”. Lenzuoli di protesta pieni di “Porti Aperti” e “Restiamo Umani”.
E poi gli hashtag, che da giorni si trovano sulle bacheche dei vari social network. #Stressasalvini #salvinitoglianchequesto sono le espressioni di protesta contro queste misure che limitano la libertà di espressione e di dissenso. Secondo l’art. 72 della legge 26 del 1948, “Chiunque con qualsiasi mezzo impedisce o turba una riunione di propaganda elettorale, sia pubblica che privata, è punito con la reclusione da uno a tre anni”. E in casi di effettivo turbamento la polizia deve intervenire. Per Salvini, si aspettano tempi davvero difficili.

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