
La morte di Monica Sbrissa, 45 anni, ha colpito le comunità di Loria e Riese, nel Trevigiano. Madre e lavoratrice della cooperativa Eureka di Castelfranco, la donna è deceduta dopo un percorso di cure oncologiche. A rendere ancora più intensa la commozione è il messaggio di addio scritto da una paziente conosciuta in ospedale: un incontro durato pochi giorni, ma diventato un legame profondo.
Originaria di Riese e residente a Loria, Monica Sbrissa aveva affrontato per mesi le cure contro il tumore presso una struttura sanitaria di Treviso. La sua scomparsa ha lasciato nel dolore la figlia Alessia, i genitori Silvana e Bruno, il fratello Franco e quanti l’avevano conosciuta nella vita privata e professionale.
Monica lavorava alla cooperativa Eureka di Castelfranco. La notizia della morte della donna, avvenuta a soli 45 anni, ha quindi coinvolto una rete di affetti e relazioni che attraversa più comuni della Marca trevigiana. Attorno alla famiglia si è stretta la vicinanza delle comunità locali, segnate dalla perdita prematura di una madre e di una lavoratrice stimata.
Nel corso della degenza, Monica aveva condiviso la stanza d’ospedale con un’altra paziente, impegnata nello stesso percorso di cura. Le due donne erano coetanee e colpite dalla medesima forma di malattia. La permanenza nella stessa camera era durata soltanto quattro giorni, un tempo limitato che, secondo il racconto della sopravvissuta, sarebbe però bastato a creare un rapporto di fiducia e sostegno reciproco.

In reparto, tra terapie, paura e attese, le due pazienti si erano avvicinate attraverso gesti semplici e parole di conforto. La loro esperienza comune aveva favorito una comprensione immediata, nata dalla condivisione di una condizione difficile e dall’incertezza che accompagna le cure oncologiche. Nel caso di Monica, tuttavia, la malattia si è rivelata più aggressiva.
La compagna di degenza ha affidato il proprio saluto a una lettera nella quale ha ricordato il breve ma significativo periodo trascorso accanto a Monica. Nel messaggio emerge il valore di quell’amicizia nata in ospedale, fatta di vicinanza e di una solidarietà costruita in un momento di particolare fragilità per entrambe.
La testimonianza racconta anche una coincidenza dolorosa: nello stesso giorno in cui alla donna veniva comunicata la guarigione completa, è arrivata la notizia della morte di Monica Sbrissa. La paziente ha descritto lo smarrimento provato davanti a due esiti opposti e il senso di colpa maturato per essere sopravvissuta, pur riconoscendone l’irrazionalità. Nella lettera ha espresso il desiderio di poter condividere quel peso, per non lasciare l’amica sola davanti alla sofferenza.

La vicenda ha riportato al centro il dolore della famiglia di Monica e l’impatto che una perdita simile produce in una comunità. Per la figlia Alessia, per i genitori e per il fratello resta il vuoto di un legame familiare interrotto troppo presto. Il ricordo della sua determinazione durante la malattia accompagna ora quanti le sono stati accanto.
La storia dell’incontro avvenuto nel reparto di Treviso restituisce, infine, il valore umano dei rapporti che possono nascere anche nei contesti più difficili. La morte di Monica Sbrissa ha unito nel cordoglio Loria e Riese, mentre le parole della sua compagna di stanza conservano la memoria di una vicinanza nata durante le cure e rimasta viva oltre la degenza.