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Sugar tax, l’ultima chiamata prima del disastro automatico

di Micol Ferrara

C’è una scadenza che pesa più delle altre, quest’anno, sul tavolo della Legge di Bilancio. Per Giangiacomo Pierini, presidente di Assobibe, è “l’ultima occasione per cancellare l’inutile Sugar tax, una misura fiscale che da sette anni viene costantemente rinviata, ma che continua a frenare gli investimenti delle aziende del Settore, già pesantemente impattate dai rincari di energia, materie prime e packaging”. Non è un allarme generico: nei corridoi delle commissioni parlamentari circola da settimane un’ipotesi che per il settore rappresenterebbe il peggiore degli scenari possibili. Non la cancellazione, ma nemmeno il consueto rinvio di un anno — bensì uno slittamento ridotto a soli sei mesi. Il che aprirebbe una falla pericolosissima: se la fine di quei sei mesi dovesse coincidere con una fine anticipata della legislatura, la norma scatterebbe automaticamente, senza che nessuno l’abbia più deliberatamente voluta attivare. Sarebbe, nelle parole della categoria, semplicemente “il disastro”.

Pierini lo motiva guardando già oltre, al 2027: “In un momento così complicato per imprese e cittadini non è immaginabile dover pensare, nel 2027, a un incremento fiscale del 28% su ogni litro di bibita analcolica. Serve coraggio per facilitare la competitività, anziché incrinarla. Un nuovo rinvio, per quanto comprensibile e certamente preferibile all’entrata in vigore, non risolverebbe il problema, ma aggiungerebbe ulteriori incertezze e freni agli investimenti”. Un’incertezza che si somma, non per caso, a un’altra gabella gemella e mai attivata: la plastic tax.

È proprio per chiedere chiarezza su questo punto che il settore ha portato la questione davanti agli stessi interlocutori istituzionali in un recente convegno — un’occasione in cui non sono mancati impegni precisi, e nemmeno un’ammissione significativa: persino il Movimento 5 Stelle, che della sugar tax fu promotore, ha riconosciuto che il contesto economico rispetto a quando la norma fu pensata è “decisamente cambiato”.

A sostenere l’inutilità della misura, in quella sede, è arrivato anche il sottosegretario alla Salute Marcello Gemmato, con un argomento di merito più che di opportunità politica: “Nelle analisi effettuate negli Stati in cui è stata introdotta la cosiddetta sugar tax non si è avuta nel complesso una diminuzione dell’assunzione di zuccheri, ma addirittura un aumento degli stessi”. Gemmato ha rivendicato un percorso alternativo, fondato sul protocollo biennale rinnovato a luglio tra Assobibe e il Ministero: “Abbiamo ottenuto una riduzione degli zuccheri senza tassare”.

I numeri internazionali, del resto, gli danno ragione: in nessuno dei Paesi che hanno introdotto una sugar tax il tasso di obesità è effettivamente diminuito. In alcuni — Francia, Paesi Bassi, Romania e Portogallo — è addirittura cresciuto, nonostante la tassa fosse già in vigore da anni; Danimarca e Norvegia, dopo averla sperimentata, hanno scelto di abrogarla.

Sullo sfondo resta una congiuntura economica che rende la questione ancora più urgente. “Siamo in una fase di congiuntura particolarmente complessa”, spiega ancora Pierini. “Il caro energia e i conseguenti aumenti di materie prime e trasporti sono gli ingredienti di una tempesta perfetta per il mercato, con il rischio di un restringimento del carrello della spesa delle famiglie. In questa fase di incertezza nessuna azienda pianifica un impianto, assume personale o rivede un listino sulla base di una norma che può tornare operativa a metà del prossimo esercizio. Il risultato pratico è che oltre un miliardo di euro di investimenti resta congelato: non perché manchino le risorse, ma perché manca la certezza del quadro in cui investirle”.

Ai paradossi economici si aggiunge quello, tutto normativo, del nome stesso della misura: pensata per colpire lo zucchero, la tassa si applica anche alle bevande a zero zuccheri. E poi c’è il paradosso più concreto, quello burocratico, che scatterebbe il giorno stesso dell’eventuale entrata in vigore. Il decreto attuativo, pubblicato già nel 2021 e mai attivato, prevede per ogni soggetto obbligato — fabbricante, cedente, importatore — un percorso fatto di denuncia di inizio attività, registrazione presso l’Agenzia delle Dogane, ottenimento di un codice identificativo, tenuta di prospetti riepilogativi e invio di una dichiarazione mensile per ogni mese solare. Assobibe ha quantificato l’impatto in oltre 70 procedure aziendali aggiuntive, con un aggravio di costi stimato tra i 25.000 e i 90.000 euro per le piccole e medie imprese — che da sole rappresentano il 64% degli associati.

Una tassa pensata per scoraggiare il consumo di zucchero finisce così per generare, prima ancora di incassare un euro, un costosissimo apparato di adempimenti — o, per dirla con Pierini, “la folle burocrazia sovietica prevista nel decreto”. Da qui la richiesta che il settore rivolge all’esecutivo, netta e senza alternative di comodo: “Per questo chiediamo al governo Meloni il coraggio di mettere una croce su questa tassa ideologica e inutile. O di congelarla per dodici mesi”.

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