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Sì, no, forse. Dopo Tav e Tap, Cinque Stelle ancora incartati sulle grandi opere. E anche i militanti, stavolta, si infuriano

In piedi su un filo invisibile, sospeso nel vuoto, ad affrontare una camminata da brividi. Luigi Di Maio oggi è così, un giocoliere che prova a non precipitare mentre tutto attorno a lui sembra andare per il peggio. La partita interna al governo gialloverde si è fatta complicatissima, per il leader pentastellato. Costretto a non rimanere mai fermo per non lasciarsi schiacciare dall’immagine di un Salvini tuttofare e però, allo stesso tempo, col rischio costante di sembrare schizofrenico, contraddittorio.

Tante le accuse piovute sulle spalle dei Cinque Stelle nelle ultime settimane. Il condono, la Tav, la Tap. Ora anche il Muos, il sistema satellitare americano in Sicilia. “Nei prossimi giorni ci saranno novità” ha annunciato Di Maio in merito. Spingono, alle sue spalle, le anime locali della galassia grillina, che chiedono lo smantellamento dell’opera. Mediare, ancora una volta, è difficilissimo. Perché, come nel caso delle altre opere pubbliche, arrivare a uno stop definitivo è quasi impossibile.
Non solo per gli interessi in ballo, nel caso specifico le relazioni con gli Stati Uniti. Ma anche per il pensiero, puntualmente opposto, di una Lega con la quale si rischierebbe di arrivare a una clamorosa rottura. Ecco, allora, che un po’ su ogni fronte stanno arrivando passi indietro e aggiustamenti in corsa da parte del Movimento. Sulla Tav, per esempio, il ministro Toninelli ha sì ribadito la contrarietà del suo partito, aggiungendo però che i tecnici dovranno fare delle valutazioni “imparziali e indipendenti”. E che, a seconda dei risultati, si vedrà il da farsi.Impossibile accontentare tutti. Soprattutto quegli esponenti Cinque Stelle sparsi nelle varie amministrazioni locali che chiedono coerenza sulle posizioni storicamente espresse dal Movimento. Salvini, però, proprio sui territori resta fortissimo. E fargli la guerra è impresa destinata a fallire sul nascere.

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