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La SuperLega spacca il calcio. La questione si fa politica e scendono in campo gli Stati

Qualcuno ha subito detto: “Oggi muore il calcio”. La notizia della nascita della SuperLega è stata diffusa nottetempo. È una rivoluzione, uno scontro totale con il mondo del pallone finora conosciuto. Il comunicato congiunto recita: “Dodici club europei di calcio annunciano un accordo per costituire una nuova competizione calcistica infrasettimanale, la Super League, governata dai Club Fondatori”. Questa mossa potrebbe sancire una spaccatura netta tra alcuni dei club più prestigiosi d’Europa, l’Uefa, la Fifa e le leghe nazionali. Delle italiane ne fanno parte il Milan, l’Inter e la Juventus. “AC Milan, Arsenal FC, Atlético de Madrid, Chelsea FC, FC Barcelona, FC Internazionale Milano, Juventus FC, Liverpool FC, Manchester City, Manchester United, Real Madrid CF e Tottenham Hotspur hanno tutti aderito in qualità di Club Fondatori – si legge nel comunicato notturno – È previsto che altri tre club aderiranno come Club Fondatori prima della stagione inaugurale, che dovrebbe iniziare non appena possibile”. (Continua a leggere dopo la foto)

La logica, secondo i top club, è quella di far sì i loro giocatori possano affrontarsi regolarmente. Il format della competizione prevede “20 club partecipanti di cui 15 Club Fondatori e un meccanismo di qualificazione per altre 5 squadre, che verranno selezionate ogni anno in base ai risultati conseguiti nella stagione precedente; partite infrasettimanali con tutti i club partecipanti che continuano a competere nei loro rispettivi campionati nazionali, preservando il tradizionale calendario di incontri a livello nazionale che rimarrà il cuore delle competizioni tra club. Florentino Pérez, presidente del Real Madrid CF e primo presidente della SuperLega, dichiara: “Aiuteremo il calcio ad ogni livello e lo porteremo ad occupare il posto che a ragione gli spetta nel mondo. Il calcio è l’unico sport davvero globale con più di quattro miliardi di appassionati e la responsabilità di noi grandi club è di rispondere ai loro desideri”. (Continua a leggere dopo la foto)

Ma la rabbia del popolo del calcio ora è tanta, e qualcuno pensa al boicottaggio. Andrea Agnelli, presidente della Juventus, diventa vicepresidente della nuova SuperLega. Ha detto: “I 12 Club Fondatori hanno una fanbase che supera il miliardo di persone in tutto il mondo e un palmares di 99 trofei a livello continentale. In questo momento critico ci siamo riuniti per consentire la trasformazione della competizione europea, mettendo il gioco che amiamo su un percorso di sviluppo sostenibile a lungo termine, con un meccanismo di solidarietà fortemente aumentato, garantendo a tifosi e appassionati un programma di partite che sappia alimentare il loro desiderio di calcio e, al contempo, fornisca un esempio positivo e coinvolgente”. (Continua a leggere dopo la foto)

Uefa, Federcalcio inglese e Premier League, Federcalcio spagnola reale (RFEF) e LaLiga, Federcalcio italiana (FIGC) e la Lega Serie A si schierano subito contro il progetto: “Resteremo uniti nei nostri sforzi per fermare questo cinico progetto – si legge in una nota congiunta – e prenderemo in considerazione tutte le misure a nostra disposizione, a tutti i livelli, sia giudiziario che sportivo, al fine di evitare che ciò accada”, minacciando i club e i giocatori di vietargli di partecipare alle competizioni internazionali. “Questo persistente interesse personale di pochi va avanti da troppo tempo. Quando è troppo è troppo”. I club che dovessero prendere parte alla SuperLega verrebbero dunque subito esclusi da tutti i tornei, campionati nazionali inclusi. (Continua a leggere dopo la foto)

Significativo è che anche il premier inglese Boris Johnson condanna l’ipotesi della SuperLega europea. Secondo lui sarebbe “molto dannosa per il calcio. I club coinvolti devono rispondere ai loro tifosi e alla più ampia comunità del calcio prima di fare nuovi passi”, il pensiero del Premier affidato ad un tweet. “Lo Stato francese sosterrà tutti gli sforzi di LFP (lega francese), FFF (federazione francese), UEFA e FIFA per proteggere l’integrità delle competizioni federali, nazionali o europee”, commenta poco dopo il presidente francese Emmanuel Macron.

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