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Niente tamponi per i senzatetto della Caritas: “Senza test costretti a dormire in strada”

A distanza di 3 mesi dall’inizio della pandemia, sono ancora decine i senzatetto che si sono dovuti sistemare in tende, cartoni e teli di plastica agganciati con corde ai trolley, perché impossibilitati a fare un tampone anti Covid per accedere all’ostello della Caritas di Roma. Eppure la struttura per i meno fortunati in via Marsala, ha 70 posti liberi inutilizzati dall’inizio della pandemia. Per avere accesso a quelle stanze bisogna fare preventivamente un ampone anti Covid, che per legge deve essere autorizzato da un medico familiare. Un presupposto impossibile per chi non ha niente. In soccorso ai più bisognosi c’è don Benoni Ambarus, direttore della Caritas diocesana di Roma, che da tre mesi lavora senza sosta per risolvere il problema e sbloccare la burocrazia.

“Quando ci siamo resi conto di quello che stava accadendo — ha spiegato Benoni a Repubblica — abbiamo avviato un tavolo istituzionale, rendendoci disponibili a trovare una soluzione di spazio per il confinamento fiduciario”. Che non è mai arrivata. Fino a ieri, quando è arrivato l’ok dello sblocco: da oggi allo Spallanzani di Roma si eseguiranno i primi tamponi per clochard e bisognosi che finalmente potranno trovare un ricovero. Anche grazie al fatto che la Caritas nel frattempo è riuscita ad attrezzarsi per l’isolamento.
L’Assessore alla Sanità del Lazio Alessio D’Amato ha dato la disponibilità del Servizio sanitario regionale ad eseguire immediatamente i tamponi alle persone senza fissa dimora. “Siamo operativi subito. Ho chiamato oggi il direttore dell’area sanitaria della Caritas, Salvatore Geraci, per dare la disponibilità del Servizio sanitario regionale ad eseguire immediatamente i tamponi anche nella serata odierna. Siamo in attesa che ci venga indicato il luogo dove procedere operativamente. La nostra attenzione – ha concluso D’Amato -, è sempre stata alta nei confronti delle persone più deboli e fragili e confermo la piena disponibilità”.Il problema del controllo del virus su chi vive in strada e non ha niente è di rilevanza nazionale. Perché se Roma ha i numeri più alti di senzatetto, anche il resto d’Italia si trova a dover far fronte al problema. “Noi vorremmo fare da apripista”, ha spiegato don Benoni, che da anni si dedica ai dimenticati, ai più vulnerabili.“Se prima erano gli ultimi, adesso lo sono ancora di più”, ha aggiunto. L’ingresso dell’ostello oggi più che mai brulica di vita, di valigie pronte a essere usate, e di persone spaventate: “Ci fotografano tutti. Ma li denuncio. Il Covid? Che ci può fare? Noi non abbiamo più niente”.

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