Economia

Tav sì-Tav no: Di Maio e Salvini decidono di non decidere. “È la Repubblica delle banane”

La Tav sembrava la buccia di banana su cui far cadere il governo. E invece per ora tutto procede, tra congelamenti e rinvii. Con il premier Giuseppe Conte che scrive una lettera a Telt, la società italo-francese incaricata di realizzare l’opera, invitandola ad “astenersi da qualsiasi ulteriore attività” che possa “produrre ulteriori vincoli giuridici ed economici” per l’Italia riguardo ai bandi di gara. “Ridiscuteremo l’opera con la Francia e con la commissione Ue”, assicura Conte.

“Ma ovviamente non vogliamo che nel frattempo si perdano i finanziamenti europei già stanziati”. Ciò non significa bloccare l’iter d’avvio dei bandi. Infatti Telt scrive a Conte una lettera annunciando che domani, lunedì 11 marzo, partiranno gli inviti per i lotti in Francia.

“In assenza di atti giuridicamente rilevanti che comportino istruzioni di segno contrario – si legge nella lettera – abbiamo previsto che il Cda fissato per l’11 marzo 2019 autorizzi la direzione a pubblicare gli ‘avis de marchés’ (alla lettera gli “inviti a presentare candidatura” secondo la terminologia giuridica francese, che altro non sono che i bandi, ndr) relativamente agli interventi dei lotti francesi del tunnel di base, in modo da rispettare il termine del 31 marzo” per avere il finanziamento Ue per il 2019.

Tali “inviti” però, secondo il premier non sono vincolanti per il governo: “La società Telt mi ha appena risposto confermandomi che i capitolati di gara non partiranno senza l’avallo del mio governo e del governo francese e che, al momento, si limiteranno esclusivamente a svolgere mere attività preliminari, senza alcun impegno per il nostro Stato” afferma ancora Conte.

Esiste sempre infatti la clausola di dissolvenza che permette di bloccare i bandi in futuro – come prevista nella lettera spedita da Telt al ministro dei Trasporti Toninelli il 18 dicembre e anticipata oggi da Repubblica – che consente al governo di bloccare l’opera prima dei capitolati. Con questo escamotage il governo cerca di sfilarsi dal vicolo cieco in cui era finito, e Conte aiuta Luigi Di Maio e lo stato maggiore del Movimento a uscire da una impasse che stava pericolosamente scivolando verso la crisi di governo.

Certo il premier mette nero su bianco la contrarietà del governo italiano: l’analisi costi-benefici e le successive valutazioni politiche “ci impongono di rivalutare la realizzazione dell’opera, la cui corrispondenza all’interesse pubblico non appare affatto scontata”. Secondo il premier, la svolta arriverà dopo un bilaterale con Macron, già contattato assieme a Juncker.

Secondo Di Maio questo “è un successo” del M5S, perché “abbiamo chiesto di non vincolare i vostri soldi a un’opera messa in discussione da un’analisi costi-benefici. I soldi delle vostre tasse non si potranno spendere prima di sei mesi e solo se il governo italiano e il governo francese insieme daranno l’ok”. Al tempo stesso, poiché l’iter dei bandi in effetti parte, per Salvini “non c’è nessuno che ha vinto e che ha perso”.

Secondo Chiamparino “siamo alla repubblica delle banane. Il governo lascia aperto uno spiraglio non chiaro. Se i bandi partiranno è un piccolo passo avanti ma con una spada di Damocle non da poco. Se i bandi non partono senza se e senza ma, si assumano la responsabilità e il governo vada a casa”. Se domani non ci saranno risposte, martedì il presidente della Regione Piemonte farà partire la lettera a Matteo Salvini per dare il via alla consultazione popolare.

Anche il Pd interpreta la mossa di Conte come un tentativo di bloccare l’opera, o quanto meno di prendere tempo, e la cavalca per sferrare un attacco al governo e in particolare alla Lega, rea di essersi piegata al volere del M5s. “Conte, Salvini e Di Maio stanno distruggendo la credibilità dell’Italia – accusa il capogruppo alla Camera Graziano Delrio nell’editoriale pubblicato sulla newsletter dei deputati dem – È un atteggiamento assolutamente irresponsabile che crea danni all’economia, all’occupazione, al sistema produttivo e all’affidabilità internazionale”.

“Salvini è corresponsabile del blocco degli investimenti pubblici – continua Delrio – se ha un minimo di dignità deve ammettere che in questi nove mesi ha fatto perdere tempo al Paese, lui per primo, e che questo esperimento di governo è meglio che venga subito smontato, i cittadini e i lavoratori aspettano risposte che non arrivano e l’anno bellissimo annunciato dal presidente del Consiglio si sta già trasformando in un incubo”.

 

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