Economia

Terremoto in Tim: il Cda fa cadere la testa più importante. Cosa succede ora

Ribaltone in Telecom! Il consiglio di amministrazione della società, riunito in via straordinaria, questa mattina ha sfiduciato l’amministratore delegato, Amos Genish. Il voto è avvenuto con dieci a favore del licenziamento dell’ad e cinque (i consiglieri in quota Vivendi, compreso lo stesso manager che ha votato per ‘salvarsi’) contro. In un primo momento si era parlato di sue dimissioni poste sul tavolo, poi è emersa la versione della rottura all’interno della compagine di amministratori.

Un comunicato di Tim dettaglia infatti che il cda “ha revocato con decisione assunta a maggioranza e con effetto immediato tutte le deleghe conferite al consigliere Amos Genish e ha dato mandato al Presidente di finalizzare ulteriori adempimenti in relazione al rapporto di lavoro in essere con lo stesso”.

A questo punto, le deleghe sono passate proprio al presidente del cda, Fulvio Conti, anche se i rumors indicavano la possibilità di una scelta interna con la nomina di Rocco Sabelli o di Alfredo Altavilla (già braccio destro di Sergio Marchionne in FCA) per il dopo-Genish. “Il presidente del comitato nomine e remunerazione ha provveduto alla convocazione dello stesso comitato per gli adempimenti di sua competenza relativamente alla individuazione del nuovo amministratore delegato”, ha dettagliato ancora la nota ufficiale.

Si legge anche che “è stata convocata una nuova riunione del consiglio di amministrazione per il giorno 18 novembre 2018 al fine di provvedere alla nomina di un nuovo amministratore delegato”. Infine, la nota si chiude con: “Il consiglio di amministrazione ringrazia Amos Genish per il lavoro svolto nell’interesse della società e di tutti i suoi stakeholders in questi quattordici mesi di intensa attività”. 

Ma il ringraziamento di rito non nasconde la frattura tra il manager e il socio americano. Secondo Bloomberg, al fondo attivista Elliott – che ha la maggioranza nel board – non piace il piano di Genish di scorporare la rete mantenendone il controllo, invece che lasciarne andare più del 51 per cento. A Vivendi, ormai in aperto scontro con il fondo americano, non resterebbe che chiamare un’assemblea per riprendere il controllo della governance.

Nelle ultime giornate, infatti, a tenere banco presso la ex monopolista della rete è il progetto sponsorizzato dal governo per favorire l’unificazione delle reti di Tlc e promuovere lo sviluppo della fibra, che consente velocità di navigazione superiori. L’obiettivo è creare una rete unica tra Telecom e Open Fiber in una struttura che sia in grado di raccogliere le risorse per accelerare la sostituzione del rame.

 

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