
Proseguono le indagini sul caso dell’omicidio di Pamela Genini, la 29enne assassinata il 14 ottobre 2025 a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin. Da oggi, secondo quanto disposto dalla Procura, i carabinieri hanno avviato nuove ricerche nei terreni di proprietà della famiglia di Francesco Dolci a Sant’Omobono Terme, in provincia di Bergamo, con l’obiettivo di rinvenire la testa della vittima, finora mai trovata.
Le attività investigative si concentrano su aree rurali individuate dagli inquirenti in base agli elementi emersi nel corso delle indagini. I carabinieri del comando provinciale di Bergamo hanno reso noto che le ricerche si preannunciano complesse sia per l’estensione territoriale sia per le caratteristiche del terreno da ispezionare, motivo per cui potrebbero protrarsi per diversi giorni.
Per agevolare le operazioni, è stata coinvolta un’unità cinofila specializzata nella ricerca di resti umani proveniente dal centro carabinieri cinofili di Firenze. In particolare, sono stati impiegati due cani, ‘Claus’, un pastore belga Malinois, e ‘Hula’, un pastore tedesco addestrato all’individuazione di parti anatomiche in ambienti complessi e su vaste superfici.

Le nuove ricerche sono state avviate dopo che Francesco Dolci, impresario 41enne e ex compagno della vittima, è stato iscritto nel registro degli indagati con le accuse di vilipendio di cadavere e furto della testa di Pamela Genini. Durante le perquisizioni svolte il 6 maggio nelle abitazioni frequentate da Dolci, gli investigatori hanno sequestrato un pugnale “kukri”, una lama di origine tibetana.
Secondo le prime ricostruzioni, l’arma potrebbe risultare compatibile con la decapitazione del cadavere, anche se al momento non vi sono certezze definitive. Il pugnale è stato trasferito nei laboratori del Ris dei carabinieri per approfonditi accertamenti su Dna e impronte. Dolci, tuttavia, ha negato ogni collegamento con il coltello, affermando di non averlo mai visto e descrivendolo come una “sorta di spada di derivazione macedone”.