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L’indifendibile Toninelli: dopo Grillo e Di Maio, anche Scanzi contro “il ministro delle gaffe”

L’uomo della bufera permanente, costantemente al centro dell’attenzione per una serie già infinita o quasi di gaffe, parole di troppo, toni sbagliati, errori. Danilo Toninelli è sicuramente il ministro più discusso di questa prima parte di vita del governo gialloverde, sulla graticola dal giorno del suo insediamento.

Contestato da Beppe Grillo stesso e, in queste ore, da Andrea Scanzi sulle pagine de Il Fatto Quotidiano, che lo descrive come “una brava persona” che però “vive di inciampi”, la cui presenza “finisce col sabotare il governo dal suo interno”.

Un uomo che “viene quasi dal nulla”, originario di Soresina, laureato a Brescia in Giurisprudenza, poi militare, carabiniere, assicuratore, marito e padre. L’elezione con i Cinque Stelle arrivata nel 2013. Nel 2018 l’ingresso in pompa magna tra le figure di spicco del governo gialloverde come ministro. E una lunga sequenza di passi falsi: “Posta scatti al mare, sorridente muscoloso e piacione, mentre imperversa l’emergenza Genova. Sorride con Vespa davanti al plastico del Ponte Morandi”.
E ancora: “sogna rosticcerie nelle stazioni e bimbi che giocano sui ponti autostradali, sussurra a tunnel inesistenti, esulta col pugno chiuso (destro, però) lanciato al cielo dopo una votazione solo per lui storica”. I media ce l’avranno pure con i grillini, ma certi siparietti sono secondo Scanzi pietosi. “Nulla di personale, ma non è proprio il lavoro suo: in quel ruolo lì, Toninelli è ontologicamente inadatto. Durante il ‘caso manina’, mentre Salvini si difendeva dicendo che ‘Conte leggeva e Di Maio scriveva’, il collettivo Spinoza chiosò così: ‘Conte leggeva. Di Maio scriveva. E Toninelli colorava’. Geniale. Ma forse non era una battuta”.

“Che ha fatto stavolta?”. Di Maio imbarazzato (ancora) da Toninelli, il ministro che nessuno difende più