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Tonno in scatola, quale mangiare? Ecco la classifica che aiuta i consumatori nella scelta

Il tonno in scatola è uno degli alimenti preferiti dagli italiani: contiene proteine e pochi grassi, nonché pratico ed economico. Solo in Italia, si consumano ogni anno 150mila tonnellate, pari a circa 2,5 chili pro capite. La convenienza e la praticità di consumo lo rendono uno degli alimenti più presenti sulle tavole italiane, quasi il 94%, e 1 italiano su 2 consuma tonno in scatola almeno una volta alla settimana. Ma il tonno in scatola è molto apprezzato anche all’estero, dove i maggiori consumatori risultano Regno Unito, Paesi Bassi, Germania e Belgio. Dunque visto un così diffuso consumo di tonno in scatola, un primo problema che può nascere è prima di tutto ambientale per due motivi: i metodi di pesca utilizzati e il sovra sfruttamento delle specie ittiche. Per aiutare i consumatori italiani ad orientarsi meglio nella scelta di tonno in scatola sotto un punto di vista di sostenibilità, Greenpeace ha condotto una ricerca per valutare quali tra 11 marche di tonno in scatola vendute in Italia (che rappresentano l’80% delle vendite totali) siano da considerare migliori secondo criteri di sostenibilità ambientale e sociale.

La classifica – Greenpeace infatti, con la campagna “Tonno in trappola”, si batte da anni per fare chiarezza sull’industria del tonno e aggiorna periodicamente la classifica dei marchi più venduti in Italia, stilata in base a criteri di sostenibilità. L’associazione ambientalista valuta le informazioni in etichetta, la trasparenza della filiera e l’impegno a scegliere fornitori impegnati a utilizzare metodi di pesca poco invasivi. Nell’edizione del 2015 (la più recente), secondo Greenpeace il miglior tonno in scatola è quello di ASdoMAR, prodotto da Generale Conserve, una delle aziende del tonno più importanti in Italia. “Si sta seriamente impegnando per evitare metodi di pesca distruttivi, e ha scelto di favorire la pesca sostenibile e offrire piena trasparenza ai consumatori”. Dietro ad ASdoMAR si posizionano i prodotti a marchio Esselunga, Conad, Riomare, COOP, Nostromo, Carrefour, tutti marchi che stanno migliorando le proprie politiche, ma devono fare qualcosa di più per offrire un prodotto 100% sostenibile. In fondo alla classifica troviamo il tonno in scatola a marchio Mareblu, Mareaperto, Lidl e Auchan.

Greenpeace contro Mareblu – In particolare Greenpeace è fortemente critica verso Mareblu; sostiene l’associazione ambientalista che “nella maggior parte delle sue scatolette finisce infatti tonno pescato con reti a circuizione usate con sistemi di aggregazione per pesci (FAD), che svuotano i nostri mari uccidendo ogni anno migliaia di giovani esemplari di tonno (baby-tuna) e numerosi animali marini, tra cui squali e tartarughe. Nel 2012 l’azienda aveva promesso che entro il 2016 si sarebbe rifornita solo con metodi di pesca sostenibili, a canna o con reti a circuizione, ma senza FAD.

Risultati che sono ben lontani, tanto che lo scorso dicembre Thai Union, colosso mondiale del tonno in scatola e proprietario di Mareblu, ha dichiarato che “punta a raggiungere entro la fine del 2020 almeno il 75% di tonno proveniente da aziende ittiche certificate da MSC o impegnate in progetti di miglioramento della pesca”. Per fare questo “un piano di investimenti da 90 milioni di dollari, che prevede anche il lancio di 11 nuovi progetti di miglioramento della pesca, incrementerà l’approvvigionamento di tonno sostenibile”.

 

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