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“La Tav si farà”. Tria si schiera, la Lega tace, i Cinque Stelle cincischiano

Forza Italia vuole spingere Lega e Cinque Stelle all’angolo, costringendoli a esporsi su un tema, la Tav, sul quale si continua a discutere tanto, forse troppo. Il partito di Berlusconi ha annunciato il ritiro degli emendamenti presentati alla riforma costituzionale. Ciò significa che i tempi per l’approvazione saranno più veloci e si potranno discutere subito le mozioni sull’Alta velocità Torino-Lione: “Le nostre proposte rimangono inascoltate – dice Mariastella Gelmini – pensiamo quindi che almeno l’Aula si debba esprimere sulla Tav”.

Per il Governo la Torino-Lione resta una questione irrisolta, ma come spiega l’Huffington Post al quadro si è ora aggiunta la posizione pesante del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, che ha parlato alla tv pubblica France3 e si è schierato con i Sì Tav: “Tutti i cantieri pubblici già cominciati, quelli che sono stati già oggetto di contratti, di trattati, di accordi internazionali, devono realizzarsi” ha risposto il ministro al giornalista francese. “Noi non soltanto dobbiamo rilanciare gli investimenti pubblici, ma dobbiamo mandare un messaggio di serenità a tutti quelli che vogliono investire sul lungo termine in Italia”.
Tutto questo mentre Matteo Salvini insisteva che la Tav si farà, seppur rivista: “C’è nel contratto e negli accordi che il progetto andava rivisto e poteva essere ridimensionato fino a un taglio di 1 miliardo di opere che potevano essere evitate” afferma il vice premier, che insiste sulla conservazione dell’opera. Ma l’accordo nel mondo gialloverde non c’è e bisogna trovare il modo per superare la prova del Parlamento. Le minoranze, sia Forza Italia sia Pd, hanno presentato due mozioni che impegnano il governo a portare avanti il progetto della Tav. Ed è qui che il Carroccio si trova per la prima di fronte a una grande difficoltà. In diverse regioni del Nord, tra cui la Lombardia e il Veneto, la Lega amministra con Forza Italia, ha da sempre fatto una campagna pro Tav e adesso è costretta a votare a contro un’opera che vuole realizzare in nome della sopravvivenza del governo dove ci sono due visioni totalmente contrapposte.

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