Economia

No Troika, no party: il ricatto tedesco all’Italia per i soldi contro il coronavirus

Le idee del gotha economico di Berlino su come sostenere i Paesi più colpiti dall’epidemia da Coronavirus, e quindi anche l’Italia, sono ben lontane dal concetto di solidarietà, inscalfibile anche all’alba di una recessione globale potenzialmente catastrofica. Linee di credito all’Italia attraverso il Fondo Salva-Stati (Mes) senza concordare condizioni ex ante? Non se ne parla. Lanciare obbligazioni Ue con garanzia comune, come i Coronabond? Nein. Meglio, addirittura, una “donazione” da 20 miliardi della Germania all’Italia, purché non vengano inseriti automatismi a livello europeo. Lo sostiene qualcuno. Ricordate la pubblicità del Martini con George Clooney? “No Martini, no party”. Ecco, qui è come se l’Europa avesse detto all’Italia: “No Troika, no party”.

Claudio Paudice sull’HuffingtonPost tratteggia la situazione che sta investendo l’Europa, con uno sguardo all’Italia che rischia di essere la nuova Grecia. Per volere della Troika. “All’Eurogruppo di martedì i ministri economici dell’area euro discuteranno di come fronteggiare la crisi che ormai tutti danno in arrivo e con un impatto disastroso. Detta alla buona, gli orientamenti in campo sono due: uno strumento di debito con qualche forma di garanzia comune, come i Coronabond (obbligazioni dell’area euro sponsorizzate dai Paesi meridionali e osteggiate dal Nord Europa contrario a qualsiasi forma di condivisione del rischio) oppure il ricorso alle linee di credito del Mes, all’occorrenza da accompagnare con eurobond ma comunque legato a “condizionalità”, vincoli più o meno stringenti per i Paesi che accedono agli strumenti di sostegno finanziario”.

Oggi lo ha ribadito il ministero delle Finanze dei Paesi Bassi, altro Paese che insieme a Germania e Finlandia fa parte dei cosiddetti “rigoristi”, ribadendo che si impegneranno a “garantire il rispetto di una forma adeguata di condizionalità per ciascuno strumento come richiesto dall’attuale Trattato Mes”. In altri termini, ti presto i saldi a patto che ti possa controllare come li spendi, magari inviando la famigerata troika. Chi consiglia il Governo federale tedesco o lo ha fatto in passato è sulla linea olandese. All’ex presidente del prestigioso Ifo Hans-Werner Sinn va riconosciuto il dono dell’onestà. Quello che la Bce sta facendo con le misure annunciate la scorsa settimana è aiutare “prima di tutto” le banche “francesi e tedesche”, ha detto alla radio Dlf.

Certo, ha aggiunto Sinn, l’aiuto serve anche all’Italia ma è chiaro che gli interessi da tutelare sono prima di tutto tedeschi. Pochi giorni fa l’Italia, attraverso il premier Giuseppe Conte, ha ufficializzato la richiesta di Roma di ricorrere al Fondo Salva-Stati ma, precisa Paudice, senza alcuna forma di condizionalità. “Le risorse dovrebbero essere utilizzate esclusivamente per l’emergenza sanitaria ed economica. Si tratterebbe quindi di uno strumento nuovo, dal momento che non c’è nulla nel “toolkit” del Mes che non preveda forme più o meno stringenti di condizionalità. Secondo il Consiglio dei Saggi del Governo tedesco (oggi formato solo da tre membri su cinque: ne faceva parte anche Isabel Schnabel fino al 2019, oggi nel Comitato esecutivo Bce) non esistono tuttavia alternative al ricorso al Mes con i suoi vincoli”.

“I Paesi attualmente colpiti dalla crisi dovrebbero presentare una domanda di assistenza al meccanismo europeo di stabilità” che potrebbe concedere linee di credito ai Paesi che ne fanno richiesta “ma sarebbero vincolati a delle condizionalità”, ha detto qualche giorno fa al quotidiano finanziario tedesco Handelsblatt Volker Wieland, membro del Consiglio di esperti. “Ciò consentirebbe poi alla Banca Centrale Europea di acquistare titoli di Stato di singoli paesi attraverso l’Omt”. Programma mai utilizzato che, com’è noto, consente all’Eurotower l’acquisto illimitato di titoli di Stato di un Paese che non riesce più a finanziarsi sui mercati. E, com’è altrettanto noto, è subordinato alla firma da parte dello Stato interessato di un Memorandum con il fondo guidato dal tedesco Klaus Regling, il Mes appunto.

 

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