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“Trump è narcisista: premi immaginari e deliri di grandeur”: tutti i dubbi (serissimi) sulla sua salute mentale

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  • Luigi 
Donald Trump durante la cerimonia con la medaglia del Nobel per la Pace

La recente accettazione da parte di Donald Trump di una medaglia del Nobel per la Pace, seppur non ufficiale, ha acceso nuovi interrogativi riguardo al suo stato mentale. Un gesto che, al di là della sua formalità, sembra riflettere una percezione distorta della realtà, alimentata da comportamenti pubblici sempre più controversi e difficili da interpretare.

Il riconoscimento simbolico e il narcisismo del presidente

La medaglia è stata consegnata a Trump da María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana, premiata nel dicembre precedente. Sebbene non vi siano impedimenti formali nel cedere una medaglia del Nobel, l’evento ha assunto un significato simbolico rilevante, vissuto dal presidente Usa come una consacrazione personale.

Secondo la storica e psicoanalista Elisabeth Roudinesco, Trump vive in un mondo costruito attorno al proprio desiderio di onnipotenza e godimento personale. La cerimonia per la consegna di un Nobel immaginario, spiega, testimonia un vero e proprio delirio di grandeur fondato sul culto dell’ego, che diventa pericoloso quando l’entourage lo asseconda.

Lettera alla Norvegia e implicazioni politiche

Ulteriori dubbi emergono da una lettera inviata al premier norvegese, Jonas Gahr, in cui Trump lamenta di non aver ricevuto il Nobel per la Pace «per aver fermato più di otto guerre» e dichiara di non sentirsi più «obbligato a pensare puramente alla pace». Il tono e il contenuto del testo sollevano questioni sia politiche sia psicologiche, riflettendo una visione alterata degli eventi.

Le dichiarazioni del presidente sulla Groenlandia negano la sovranità della Danimarca sull’isola, basandosi su presunti documenti antichi anziché sui trattati internazionali riconosciuti. Questo atteggiamento contraddice la realtà ufficiale, che sancisce la sovranità danese, e contribuisce a delineare un quadro di comportamento erratico e imprevedibile durante il suo mandato.

Racconti pubblici e affermazioni smentite

Tra gli episodi più controversi, Trump ha raccontato una storia errata riguardo a suo zio John Trump, professore al Mit, che avrebbe avuto tra gli studenti Ted Kaczynski, l’Unabomber. In realtà, John Trump è deceduto nel 1985, mentre Kaczynski è stato identificato solo nel 1996.

In altre occasioni, ha attaccato le pale eoliche accusandole di danneggiare la fauna e si è espresso in modo confuso durante incontri ufficiali, criticando avversari politici e vantando capacità personali in discorsi poco coerenti.

Risonanza magnetica e risposte evasive

La vicenda della risonanza magnetica effettuata a bordo dell’Air Force One ha aggiunto ulteriori incertezze. Trump ha affermato che i risultati fossero eccellenti, senza però specificare la parte del corpo esaminata. Quando un giornalista ha chiesto se fosse stato il cervello, la risposta è stata un insulto diretto, senza fornire chiarimenti.

Pareri di ex collaboratori e esperti

Robert Reich, ex ministro del Lavoro, ha sottolineato un cambiamento nel comportamento di Trump, giudicandolo meno razionale rispetto al passato. Anche Susie Wiles, sua ex capo dello staff, ha evidenziato una «personalità da alcolista» e una convinzione di invulnerabilità da parte del presidente.

Le preoccupazioni sulla salute mentale di Trump non sono recenti. Già nel 2017 psichiatri americani avevano espresso dubbi basati su tratti sociopatici, narcisistici e sadici, definendo il presidente pericoloso e incapace di governare. Oggi, con l’accumularsi di episodi pubblici, queste valutazioni tornano a essere centrali nel dibattito pubblico.

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