Interni

Tunisino muore durante un fermo, Salvini: “Agenti dovevano dargli brioche?”

Siamo allo schifo. Oltre i limiti della dis-umanità. “Se i poliziotti non possono usare le manette, che fanno, offrono cappuccio e brioche?”. È la frase con cui Matteo Salvini ha commentato la morte del 32enne tunisino a Empoli dopo un fermo di polizia. Durante una diretta Facebook in cui indossava la divisa delle Fiamme Oro, e la scritta Polizia sul petto, il ministro dell’Interno, ribadisce il sostegno alle Forze dell’ordine. Già ieri aveva dichiarato “totale e pieno sostegno ai poliziotti che a Empoli sono stati aggrediti, malmenati, morsi”.

Sul caso era intervenuta anche Ilaria Cucchi: “Dava in escandescenza? Questi fatti sono tutti uguali e sappiamo già come andrà a finire. La quarta sezione della Cassazione dirà che non c’è nessun colpevole”, ha detto la sorella di Stefano, il geometra romano arrestato il 15 ottobre 2009 per droga e deceduto una settimana dopo nell’ospedale Sandro Pertini di Roma.

Il 18 gennaio 2019 la Procura di Firenze ha avviato un’inchiesta dopo la morte di un ragazzo tunisino di 32 anni deceduto a Empoli mentre era nelle mani degli agenti. L’uomo, secondo quanto riferito dalle forze dell’ordine, ha accusato un malore mentre era terra, contenuto dalle forze dell’ordine, ed è morto nella sera del 17 gennaio: aveva le manette ai polsi e le caviglie erano state bloccate con una piccola corda perché sembra continuasse a scalciare.

La tragedia si è consumata a Empoli, all’interno di un money transfer: intorno alle 18.30 di giovedì pomeriggio. Il proprietario del negozio Taj Mahal di via Ferrucci, un rivenditore di alimentari e spezie che funge anche da money transfer, ha chiamato le forze dell’ordine. Il cittadino tunisino, secondo quanto è stato ricostruito dalle forze dell’ordine, si era presentato in uno stato di alterazione forse dovuto all’assunzione di alcol, nel negozio Taj Mahal.

Secondo alcuni testimoni i poliziotti sono riusciti alla fine a bloccarlo e lo hanno riportato all’interno del locale dove è stato ammanettato e, per impedirgli di scalciare, gli agenti con una corda gli hanno legato i piedi. “Questo è il metodo delle forze dell’ordine. Con l’appoggio di Salvini, ora, hanno la licenza di uccidere”. Lucia Uva, sorella di Giuseppe, morto dopo essere stato portato in caserma a Varese nel 2008, ha commentato così il caso.

La donna, precisando di non “avercela con le forze dell’ordine” ma con chi “abusa della divisa che indossa a scapito dei più deboli”, ha aggiunto che “siamo in un tritacarne”, riferendosi a tutti i parenti delle vittime di casi analoghi. Le parole di Salvini, intanto, hanno indignato anche il mondo dei social.

 

Ti potrebbe interessare anche: “Salvini? Un cialtrone”. L’affondo di Mughini contro il Carroccio: “Vi svelo le loro menzogne”