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Turismo, dall’Europa sgambetto all’Italia: si teme concorrenza sleale

Sulla questione turismo potrebbe aprirsi un altro scontro con l’Europa. “La Commissione europea propone un approccio graduale e coordinato per l’allentamento delle restrizioni ai viaggi tra aree e paesi membri con situazioni epidemiologiche sufficientemente simili”. Recita così la comunicazione con cui la Commissione sostanzialmente dà il suo ok agli accordi bilaterali tra aree geografiche per consentire gli spostamenti per motivi non più strettamente necessari, che siano turistici o per andare a far visita a famigliari, a condizione che non ci siano “discriminazioni” di nazionalità. Sembra tutto ok, ma non è così. Dietro questa direttiva si può nascondere un bel guaio per il nostro turismo. Come sottolinea Angela Mauro su HuffingtonPost, “permettere che alcuni paesi aprano le loro frontiere a passeggeri provenienti da paesi con un basso tasso di contagio è fattore che potrebbe svantaggiare il Nord Italia, territorio tra i più colpiti dal Covid-19. E il mantenimento di misure tipo la quarantena per chi torna da paesi particolarmente colpiti dalla pandemia probabilmente si tradurrà in un colpo per la stagione turistica in Italia”.

I primi effetti già si fanno sentire: l’Austria riapre i confini con Germania, Repubblica Ceca e Ungheria ma non con l’Italia. Il cancelliere austriaco Sebastian Kurz dice che non ci sono prospettive di una tempestiva riapertura dei confini verso l’Italia. A partire da sabato, la Germania riapre i confini con Lussemburgo e Danimarca. Il governo italiano sta cercando di correre ai ripari, tentando di salvaguardare almeno le aree meno colpite dal contagio, tipo il sud della penisola. Come ha specificato ieri il presidente Conte durante la conferenza stampa, “Palazzo Chigi ha chiesto alla Commissione e ha ottenuto che nel pacchetto si parlasse di ‘aree’, appunto, e non di interi Stati”.

Ma c’è un altro problema. “È ovvio che l’Italia non può chiedere agli altri Stati di eliminare i controlli se prima non riesce a eliminare la quarantena attualmente prevista per chiunque arrivi dall’estero. Su questo al momento non c’è un piano. La Spagna, paese particolarmente colpito dal virus come l’Italia e dunque possibile vittima dei maggiori contrappocolpi sull’industria turistica, ha programmato di mantenere l’attuale quarantena per chi entra nel paese dall’estero solo fino al 24 maggio, quando dovrebbe terminare lo stato di emergenza. A partire da luglio, il governo di Madrid conta di aprire le frontiere al turismo. Mentre nella Comunicazione presentata alla stampa, la Commissione sottolinea più volte che bisognerà attenersi al “principio di non-discriminazione”.

Il pacchetto della Commissione prevede tre fasi per il ritorno alla normalità dei viaggi nell’Ue. “La ‘fase 0’ è la situazione attuale, con restrizioni per i viaggi non necessari, cioè quelli che non riguardano esigenze di lavoro, in particolare per i transfrontalieri, i lavoratori stagionali, gli addetti al trasporto delle merci. La ‘fase 1’ è la prossima fase che prevede l’allentamento delle restrizioni e dei controlli al confine ‘tra le regioni e gli Stati europei che conoscano un’evoluzione positiva della pandemia e con situazioni epidemiologiche simili’, sarà permesso viaggiare ‘per ragioni professionali, personali e turismo’. La ‘fase 2’ prevede l’eliminazione di tutte le restrizioni e i controlli alle frontiere interne dell’Ue ‘mantenendo le necessarie misure sanitarie’, vale a dire protezioni da indossare durante il viaggio, protocolli in caso di passeggeri con sintomi da coronavirus”.

Intanto, però, soprattutto in Italia milioni di aziende anche a gestione familiare del settore alberghiero, ristoranti, aziende dei trasporti e agenzie di viaggio rischiano bancarotta e perdita di posti di lavoro e hanno urgentemente bisogno di tornare al lavoro. Di certo non serve altra concorrenza sleale all’interno della stessa Europa.

 

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