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Il Movimento ha perso una stella: nessuno crede più in Di Maio, predicatore senza fedeli al seguito

Un leader all’apice del consenso, Matteo Salvini, che ha portato la Lega ai suoi massimi storici. E uno, al suo fianco, che fatica a raggruppare intorno a sé gli esponenti del Movimento Cinque Stelle, sempre meno convinti della bontà della sua leadership. Luigi Di Maio è sempre più solo, costretto a convivere con gli attacchi dell’ala oltranzista dei grillini, che gli rimprovera ancora l’alleanza con il Carroccio, e con scelte di governo per nulla popolari. Come il via libera sul gasdotto Tap che la parte verde dell’esecutivo ha imposto. Il vicepremier, spiega il Corriere della Sera, ha provato a spostare le attenzioni altrove, attaccando Draghi e la Bce. Ma non ha trovato sponde nemmeno nella galassia parlamentare pentastellata.

Il più vicino a Di Maio, paradossalmente, in questo momento è proprio Salvini, che continua a elogiarne le scelte coraggiose. Nel Movimento, in molti continuano a sognare il ritorno in pompa magna di Di Battista, elezioni anticipate che rompano così il contratto con la Lega, la conquista della maggioranza da soli. Peccati di ottimismo, si dirà. Resta la sensazione di un leader che non ha più compagni di partito pronti a seguirlo. E che proprio sul fronte Tap ha incassato gli ennesimi, violenti attacchi: dopo l’annuncio di Conte sul gasdotto che entrerà in Italia attraversando le coste pugliesi si è scatenato un inferno di accuse sui social.
Molti esponenti del Movimento hanno chiesto una pronta retromarcia, sostenendo che i Cinque Stelle stanno “vendendo l’anima a Salvini”. Contro Di Maio si è schierato un fedelissimo di Beppe Grillo, il ministro dell’Ambiente Sergio Costa, che al no alla Tap ha sommato quello per il condono di Ischia: “Non riesco proprio a declinarlo, il verbo condono. Confido che il Parlamento lo renda più accettabile”. A parole, una scaramuccia breve e subito rientrata. Nei fatti, resta il problema di un leader che continua a farsi terreno bruciato intorno.

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