
Falsi allarmi bomba, evacuazioni, caccia in volo: secondo molti esperti, dietro l’ondata di minacce che da giorni colpisce l’Europa potrebbe esserci una strategia di «guerra ibrida» per mettere sotto stress le difese e creare tensione psicologica nelle società. È però un’ipotesi: per ora non ci sono prove che consentano di attribuire gli episodi a uno Stato o a un’organizzazione, e gli investigatori non escludono imitatori o singoli autori. Altre notizie nella sezione voli.
Cosa sta succedendo nei cieli
Tra il 2 e il 5 novembre sono state segnalate almeno una ventina di minacce su aerei in volo; le bombe non sono state trovate, ma le procedure di emergenza hanno coinvolto compagnie, aeroporti, polizie e aeronautiche militari, con dirottamenti e interventi dei caccia: dall’Italia alla Bulgaria, dalla Francia alla Polonia. Secondo Eurocontrol, le minacce hanno riguardato 7 voli il 3 novembre e 14 il 5; altre ricostruzioni parlano di cifre più alte. Oggi un volo Praga-Roma è stato deviato a Venezia, e le minacce hanno riguardato almeno otto voli da e per Praga e quattro aerei in volo sulla Francia, oltre a un Ryanair partito da Roma e atterrato a Lisbona.
«Stressare le difese»
Il meccanismo, osservano gli analisti, è semplice: una mail anonima, qualche parola minacciosa, e si alzano i caccia, gli aerei cambiano rotta, gli artificieri entrano in azione. Il costo per chi minaccia è irrisorio, quello per chi deve proteggere vite umane è enorme. Un esperto osserva che gli allarmi «non richiedono alcuna particolare capacità tecnica» e non presentano gli elementi di un cyberattacco, ma possono essere inseriti in un quadro più ampio di guerra ibrida. Per Pierguido Iezzi non si può escludere «la finalità di generare il caos, destabilizzando le certezze dei cittadini».
Un quadro più ampio
Gli esperti accostano ai falsi allarmi sugli aerei altri episodi: gli attacchi informatici ai sistemi di refrigerazione di supermercati e di strutture sanitarie in diversi Paesi europei, i 271 falsi allarmi bomba nelle scuole italiane del 2 novembre, e oggi le minacce via mail a tv e giornali a Dublino. Si tratta di fenomeni diversi, e un nesso tra loro non è dimostrato.
Perché la prudenza
La possibile natura coordinata degli episodi non equivale alla prova di un’operazione di guerra ibrida: si tratta di valutazioni di esperti, non di conclusioni investigative. La mail arrivata ad Aeroporti di Roma era firmata dai sedicenti «Combattenti dello Stato Maschile», ma gli investigatori ritengono possibile che la firma sia stata usata da altri per depistare; la «pista russa» è un’ipotesi in esame. Il confronto dei messaggi, degli orari e delle infrastrutture informatiche utilizzate, tra i vari Paesi, può permettere di riconoscere collegamenti che sfuggirebbero a un’analisi nazionale.
Cosa non è ancora noto
Non sono noti gli autori delle minacce, il loro movente né se esista una regia unica. Le indagini sono in corso, con cooperazione internazionale. Le informazioni potranno essere aggiornate.
Fonte: Eurocontrol, La Voce d’Italia, Il Fatto Quotidiano, L’Espresso, European Affairs, ANSA, Corriere della Sera