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Una Pontida di rabbia, tra cori e insulti: “Il presidente Mattarella fa schifo”

Inizia così l’assemblea della Lega Giovani a Pontida. Con il deputato Vito Comencini che sale sul palco e si rivolge ai ragazzi presenti, arringandoli con frasi scioccanti: “Posso dirlo? Questo Presidente della Repubblica mi fa schifo!” è l’esordio. Chiaro destinatario del messaggio, non certo tenero, Sergio Mattarella. Un concetto ribadito anche successivamente: “Mi fa schifo chi non tiene in conto del 34% dei cittadini”. Come incipit, decisamente niente male.

Verrebbe quasi da ridere, se non fosse tutto così serio. Parole agghiaccianti sparate in faccia ai ragazzi accorsi per una manifestazione che, secondo gli organizzatori, si prepara a battere ogni record: quasi 80mila le  persone che dovrebbero prendere parte complessivamente alla kermesse, spiegano fonti verdi.  Il congresso quest’anno era chiamato a decidere il nuovo coordinatore del gruppo giovanile. Scelta che è ricaduta su Luca Toccalini, deputato milanese, che è succeduto a Andrea Crippa, ora vicesegretario del Carroccio.
Clima goliardico, cori, striscioni. E insulti scanditi a più riprese contro i “nemici” giallorossi. La folla non risparmia nemmeno gli ex alleati del Movimento Cinque Stelle, con i quali pure il Carroccio divideva fino a qualche settimana fa l’avventura di governo: “Torna a San Paolo, Di Maio torna a San Paolo”. Salvini, ovviamente star assoluta, finge di mettere ordine, compiaciuto: “Portate rispetto al ministro degli Esteri, non facciamoci riconoscere…”.A lui, al leader maximo, la folla riserva un’accoglienza ben più clemente. Sale sul palco al ritmo dei “Matteo uno di noi” e degli “Un Capitano, c’è solo un Capitano”. Parla di referendum per un sistema elettorale maggioritario, di riformare la Costituzione per dare la possibilità ai cittadini di eleggere direttamente il Presidente della Repubblica. Quella carica contro la quale Comencini, non pago, ha poi affondato un altro colpo: “Anche Pertini baciò la bara di Tito, quello che ha fatto le foibe”.

E vaglielo a far presente, in mezzo alle grida e agli applausi, che in realtà quel bacio non c’è mai stato, che le immagini che girano in rete mostrano in realtà l’allora inquilino del Quirinale ai funerali di Enrico Berlinguer. E forse spiegarlo non servirebbe poi nemmeno a niente.

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