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Il Bel Paese dei piccolo schiavi: lavoro minorile, i dati di un’emergenza che nessuno vuol vedere

Minorenni, alcuni di soli 13 o 14 anni. Che vendono articoli ai passanti nei chioschi abusivi o scaricano casse di frutta alle prime luci dell’alba. A Napoli come in Piemonte, per cifre ridicole che a volte non superano nemmeno i 100 euro a settimana. Una fotografia drammatica quella scattata da L’Epresso, un viaggio in quel lavoro minorile che ancora oggi in Italia dilaga e che spesso è sinonimo di vera e propria schiavitù.

Un mercato nero fatto di retribuzioni da fame, senza contratti né tutele. In barba a una legge che dal 1967 vieta il lavoro: una piaga che invece, per via di una crisi economica, è in lento e continuo aumento. Un problema di cui nessuno parla, dimenticato dalle istituzioni e dai ministeri. Basti sapere che un monitoraggio nazionale, più volte invocato dalle associazioni del settore, ancora oggi non esiste. Per capirlo, però, è sufficiente dare uno sguardo al numero di ispezioni e segnalazioni che ogni settimana arrivano alla Direzione Centrale della Vigilanza dell’Ispettorato del Lavoro.
Dal 2013 fino al primo semestre del 2018 si sono verificati 1.437 casi di violazioni penali accertate della normativa sul lavoro minorile. In poche parole: ragazzini al lavoro sotto l’età consentita per legge, 16 anni. Diciotto, per i lavori più usuranti. Ogni anno si registrano piccoli ma subdoli aumenti del fenomeno. E si tratta ovviamente soltanto di una minuscola stima. Perché nella maggioranza dei casi lo sfruttamento dei minori rimane sotterraneo, impermeabile a denunce e controlli. Secondo i calcoli dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro, il numero dei piccoli schiavi in Italia supera ormai le 300mila unità.Un’emergenza che riguarda soprattutto bambini italiani, spesso convinti a lavorare dalle loro stesse famiglie. E così, di pari passo con un livello di dispersione scolastica sempre più allarmante, ecco che avanza una generazione senza avvenire. O pronta a diventare potenziale serbatoio per attività criminali. Per capire basta un dato: il 66% dei minori che oggi sta scontando una condanna penale ha svolto attività lavorative prima dei 16 anni.

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