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Università, gli atenei italiani si aprono all’internazionalizzazione

L’Università resta il caposaldo culturale, formativo e sociale per coloro che desiderano anatre nel mondo del lavoro tramite specializzazioni adeguate.

Gli studenti italiani che si iscrivono agli atenei, nonostante il pensiero comune che oggi vuole tutti i giovani laureati, sono in percentuali sempre minore con i loro colleghi europei.

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Le novità

Dopo le recenti riforme alcune regole come l’accesso ai corsi sono diventate più rigide, per offrire maggiore qualità e una selezione valida già all’inizio del percorso accademico. Abbiamo bisogno di affermare le nostre competenze universitarie anche all’estero, quindi va coltivato un approccio di ampio respiro, che miri e alla collaborazione tra università italiane e università straniere.

A tal proposito si parla degli oltre 4700 corsi che partiranno nell’anno accademico 2018/2019. Le evidenze sono numerose, a partire dai cosiddetti double degree.

Alcune facoltà già da tempo propongono corsi anche in inglese, che facilitino la presenza di studenti stranieri e formino quelli italiani secondo la lingua d’uso più utilizzata nel mondo occidentale.

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Il titolo doppio e i corsi in lingua inglese

Questi corsi permettono di conseguire un titolo doppio, ovvero una laurea che abbia la stessa valenza sia in Italia che all’estero, offrendo quindi maggiori opportunità di trovare lavoro e consentendo la frequentazione ad un più ampio numero di studenti stranieri. 

Da molti anni un’Università all’avanguardia come la Bocconi ha presentato interi corsi in lingua inglese ed è stata l’antesignana del progetto Erasmus attraverso il Cems, che oggi festeggia 30 anni di successi. In effetti il numero dei ragazzi che sono partiti negli ultimi anni per frequentare un periodo di tempo in un’altra università sono più che raddoppiati (circa 36mila studenti nell’anno 2016/2017). Segno che formarsi anche fuori dall’Italia funziona, accresce le competenze, insegna una lingua diversa, crea contatti per il futuro. Perché è di questo che hanno bisogno oggi i giovani dottorati italiani: apertura, collaborazioni, legami forti per creare un contesto attraverso il quale esprimere il proprio percorso professionale. “In un mondo dove le barriere sono sempre più alte, queste esperienze permettono di avere una sorta di “patente” per entrare in un mercato del lavoro molto competitivo. Basti pensare alla Cina o a Singapore, dove oggi senza un titolo riconosciuto uno studente internazionale non può fare nemmeno uno stage”, queste le parole di Stefano Caselli, Prorettore per gli affari internazionali.

Ecco perché dalla a Sicilia alla Lombardia possono oggigiorno contarsi circa il 70% con titoli doppi. Per ora, la proposta del Politecnico di Milano di creare lauree magistrali e dottorati totalmente in lingua inglese, ha visto la bocciatura del Consiglio di Stato.

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Percentuale di occupazione post-laurea

La triste realtà è ancora quella secondo cui l’occupazione tra i laureati italiani è del 66,2%, rispetto ad una media europea che vede occupata una percentuale che supera l’80% (Germania 87,2%, Francia 86,6%).

Per dare più risalto agli atenei, puntando sulla qualità della formazione, sono aumentati gli indirizzi di laurea a numero chiuso, oltre a quelli dove per accedere è necessario il test di orientamento. Questo fa sì che diminuiscano gli abbandoni e ci sia maggior volontà di terminare il percorso di studi intrapreso.

Quindi, un sistema che supporta le università e colloca quelle italiane al centro della scena internazionale è un sistema che aiuta i giovani del nostro paese fornendo loro solide basi per un valido futuro professionale.