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“Oltre 873mila vaccini a categorie non prioritarie”. La denuncia della Fondazione Gimbe

I dati sulla campagna dei vaccini in Itala non confortano affatto. Serviva un cambio di passo che per ora non si registra. Il monitoraggio indipendente della Fondazione GIMBE mette in mostra come l’Italia stia assistendo ad un incremento dei decessi arrivati al triste primato di quota 3mila morti in sette giorni. 562.832 i casi attualmente positivi, mentre cresce la pressione negli ospedali: sono infatti in aumento i ricoveri con sintomi (29.231 vs 28.428) e le terapie intensive (3.716 vs 3.546). E a preoccupare sono proprio i ritardi nelle vaccinazioni certificati dagli ultimi dati. Cosa emerge? (Continua a leggere dopo la foto)

Al 31 marzo – come si legge nei dati GIMBE riportati da Today – solo 3.143.159 milioni di persone (5,3% della popolazione) hanno completato il ciclo vaccinale con la seconda dose, e come rende manifesto il monitoraggio persistono marcate differenze regionali: si vede infatti come in alcuni casi le categorie più fragili siano state messe “in disparte” preferendo fare i vaccini ad “altro”. “Per ragioni di trasparenza e monitoraggio da un lato è indispensabile inserire nel report ufficiale la categoria dei soggetti ad elevata fragilità al fine di garantire una precisa rendicontazione, dall’altro bisogna fare chiarezza sulla categoria “altro”, che ancora una volta permette di rilevare enormi differenze regionali”. Vediamo i dati. (Continua a leggere dopo la foto)

Over 80: degli oltre 4,4 milioni, 1.274.567 (28,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 1.212.019 (27,4%) hanno ricevuto solo la prima dose, con le consuete rilevanti differenze regionali. Fascia 70-79 anni: degli oltre 5,9 milioni, solo 106.506 (1,8%) hanno completato il ciclo vaccinale e 481.418 (8,1%) hanno ricevuto solo la prima dose, anche qui con notevoli difformità regionali. Elevata fragilità (soggetti estremamente vulnerabili e portatori di disabilità gravi): anche se individuati dal piano vaccinale come categoria prioritaria subito dopo gli over 80, al momento la rendicontazione del database ufficiale non prevede una specifica categoria. (Continua a leggere dopo la foto)

“Non si può escludere – spiega il presidente della fondazione Gimbe Nino Cartabellotta – che nella categoria denominata ‘Altro’, con oltre 1,4 milioni di vaccini (14,4% del totale delle somministrazioni), rientri un certo numero di soggetti fragili”. Resta però da fare luce su 873.787 (60,4%) dosi somministrate a soggetti di cui non è possibile rilevare altre indicazioni di priorità. “Se i vaccini rappresentano la via maestra per uscire gradualmente dalla pandemia – conclude Cartabellotta – è bene ribadire l’inderogabile necessità di proteggere in maniera prioritaria le persone fragili, più a rischio di sviluppare forme severe di COVID-19 che richiedono assistenza ospedaliera”.

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