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Vaccino Covid, a Roma la prima sperimentazione su una donna: “Spero il mio gesto serva”

È una donna la prima ad aver ricevuto la dose di vaccino realizzato e prodotto da un’azienda italiana per provare a mettere fine a questa terribile pandemia. Le è infatti stata inoculata la prima dose di vaccino anticovid selezionato dall’Istituto Spallanzani di Roma. Si tratta di una donna che subito dopo l’iniezione ha commentato: “Spero che questo mio gesto serva, e spero che le persone siano più responsabili”. Su un totale di oltre 40.00 domande, sono 90 le persone che andranno a comporre le due coorti su cui portare avanti la prima sperimentazione italiana. Conclusa questa prima fase, che durerà circa 24 settimane, la seconda e la terza si svolgeranno con ogni probabilità in America Latina.

Il direttore scientifico dello Spallanzani Giuseppe Ippolito ha spiegato che “ci vorranno almeno 24 settimane per completare questa prima fase poi passeremo a quella successiva per la quale ci stiamo già preparando. Giocare sui tempi non è utile. L’Italia – ha aggiunto – entra da protagonista nella guerra dei vaccini. Si tratta di una guerra non per arrivare prima ma per arrivare meglio e mettere i paesi in un sistema di parità, senza essere schiavi di altri stati”.

Più nel dettaglio è entrato Francesco Vaia, direttore sanitario, che ha spiegato le tempistiche di questa prima fase: il primo volontario “oggi sarà osservato per 4 ore da un’equipe clinica, dopodiché andrà a casa e verrà richiamato per essere poi osservato per 12 settimane. Mercoledì sarà la volta dei promossi due volontari e a seguire gli altri nelle prossime 24 settimane. Dopodiché, ci sarà la seconda fase che non si terrà in Italia ma probabilmente in America Latina perché in Italia non ci sono tutti questi malati, lì invece il virus è in una fase di crescita”.

 

Infine, mentre l’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato ha parlato di una giornata all’insegna “dell’orgoglio e della speranza”, Zingaretti ha lanciato un appello alla responsabilità delle persone: “Non è giusto che si scarichino sul personale e sul sistema sanitario tutti i problemi del coronavirus. Stiamo facendo di tutto per individuare i positivi, ma senza il senso di responsabilità di tutti non ce la faremo. Le regole non sono 100mila ma 3. Rispettarle significa riprendere la nostra libertà”.

 

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