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Vannacci, non dire stupidaggini: se Sanchez è meglio della Meloni, hai un problema con la verità

Roberto Vannacci, intervistato dal Foglio, si schiera con Pedro Sánchez e boccia la linea del governo italiano su Ceuta. Una posizione singolare che comunque finisce per prestare un assist involontario alle opposizioni, proprio nel momento in cui l’esecutivo viene attaccato da Madrid. Vannacci definisce “malissimo” la gestione italiana dei rimpatri, sostenendo che questo governo farebbe peggio di Renzi e Conte. È l’esatto contrario di quanto dicono i numeri, e il confronto con Conte andrebbe fatto con più attenzione. Il Conte I, quello con Salvini al Viminale, ha davvero avuto sbarchi molto bassi, ma proprio perché a dettare la linea sui decreti sicurezza e sui porti chiusi c’era, fianco a fianco con Salvini, il capo di gabinetto Matteo Piantedosi: lo stesso Piantedosi oggi ministro, di cui Vannacci contesta i risultati.

Il Conte II, invece, ha attraversato quasi per intero il lockdown Covid, con voli, frontiere e traffico marittimo internazionale in gran parte bloccati: un crollo degli sbarchi dettato dalla pandemia, non da una particolare abilità di gestione del fenomeno migratorio. Citare quei due governi come modello virtuoso, senza queste precisazioni, è un errore di lettura dei fatti, non un’opinione.


Il governo Renzi, tra il 2014 e il 2016, ha registrato invece i picchi più alti di sbarchi nella storia recente: 170mila nel 2014, quasi 154mila nel 2015 e un record di 181mila nel 2016, dato più alto anche del 2023, l’anno che la propaganda avversaria continua a citare come apice dell’emergenza. Basta questo per collocare l’esecutivo Renzi come il peggiore, non il migliore, sul fronte migratorio. A questi numeri si aggiungono i dati diffusi dal Viminale sull’azione dell’attuale governo: un calo degli sbarchi del 55% da inizio anno e dell’82% rispetto al 2023. Non sono opinioni, sono numeri verificabili. Ignorarli, o citarli senza contesto, per inseguire un titolo a effetto significa fare esattamente il lavoro che la propaganda della sinistra non riesce a fare da sola: dipingere l’azione del governo come un fallimento, proprio mentre i risultati raccontano il contrario.

C’è poi il paradosso più grande. Vannacci stesso individua, correttamente, la causa scatenante della crisi di Ceuta: la sanatoria spagnola per oltre 500mila irregolari, un provvedimento che ha creato un effetto-calamita enorme sulle rotte migratorie nordafricane. Ma se questo è vero — ed è vero — allora lodare Sánchez per aver “rimpatriato 60mila clandestini” significa applaudire chi ha prima spalancato la porta e poi, sotto la pressione delle immagini e delle proteste dei residenti di Ceuta, ha dovuto correre a chiuderla in emergenza. Non è un modello di buon governo: è la certificazione di un errore politico pagato a carissimo prezzo da chi quell’errore non l’ha commesso.


Le proposte per stringere ulteriormente le maglie sono legittime, ma non possono diventare il pretesto per sminuire risultati concreti già ottenuti con accordi di rimpatrio e prevenzione dei flussi. Chi si richiama al centrodestra dovrebbe difendere i fatti, non prestare argomenti al fronte avversario. Caro generale, prima di muovere battaglia — politicamente parlando — la lettura dei fatti è essenziale: altrimenti si rischia di restare impaludati.

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