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La vittoria di Marco, primo rider Italia assunto da Glovo: “Ora spero in una vita serena”

Durante l’emergenza coronavirus tutti noi stiamo conoscendo il lavoro dei rider e l’importante servizio che stanno offrendo. Troppo spesso però non sempre lavorano in condizioni di sicurezza e con un contratto di lavoro non adeguato, e questo perché sono lavoratori “autonomi” sebbene non siano loro a concordare la paga né a decidere le modalità con cui devono svolgere l’attività. Da Palermo però arriva una sentenza storica, con la quale per la prima volta, un tribunale obbliga un’azienda del food delivery ad assumere un rider come dipendente, a tempo pieno a indeterminato. “Spero di avere più serenità”. Marco Tuttolomondo, 49 anni di Palermo, professione rider, è il protagonista della vicenda. Dopo aver intentato una causa contro Glovo, un tribunale per la prima volta ha riconosciuto come subordinato il rapporto di lavoro dei rider e ha condannato l’azienda spagnola di delivery ad assumerlo con un contratto. “Siamo noi a essere in giro e a rappresentare la società. Il nostro ruolo va riconosciuto “, ha affermato il fattorino palermitano in un intervista con Repubblica.

La vicenda è iniziata a marzo. ” Mi avevano bloccato, per sbaglio, l’accesso per alcuni giorni all’app che smista gli ordini e ho chiesto, senza risultati, il rimborso. Ho protestato”, ha raccontato Tuttolomondo. Lo ha fatto anche in una trasmissione televisiva, dove ha denunciato le condizioni di lavoro della sua categoria. “Dopo un po’ mi hanno bloccato di nuovo, accusandomi di non aver versato i soldi della consegna di una giornata, cosa che ho fatto due giorni dopo perché avevo avuto un problema tecnico”. Disconnesso, cioè niente lavoro. “Io non faccio il rider per passatempo, io ci pago le bollette, un prestito, l’affitto, la spesa. Quando mi hanno disattivato ho dovuto lasciare l’appartamento in cui vivevo con mia moglie”. Lo hanno riabilitato il 12 giugno, dopo mesi di fermo.
Con la Nidil Cgil al suo fianco, il fattorino palermitano ha fatto causa. Il giudice del lavoro Paola Marino, del Tribunale di Palermo, dopo la proposta di conciliazione fatta a fine ottobre, ha emesso la sentenza definitiva disponendo la reintegra di Tuttolomondo nel posto di lavoro con un contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, con uno stipendio orario. Addio cottimo. Il giudice ha anche disposto un risarcimento del danno dal giorno della disconnessione al giorno della effettiva reintegra e la differenza retributiva tra quanto guadagnato dal rider con il contratto autonomo e quanto gli sarebbe spettato con un contratto di lavoro subordinato.
“Una sentenza storica – dichiarano il segretario generale Nidil Cgil Palermo Andrea Gattuso e il segretario generale Cgil Palermo Mario Ridulfo – È una vittoria molto importante nella strada del riconoscimento dei diritti e delle tutele per questi lavoratori”. Dal canto suo il rider vittorioso vola basso e fa il pragmatico: ” Adesso aspetto di firmare il contratto. Spero di avere una vita più serena”.

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