
«Tutt’altro che un facinoroso». Così l’ex rettore dell’Università Statale di Milano, Elio Franzini, ricorda Youssef Siher, 30 anni, ritenuto il presunto promotore del “Movimento 17 ottobre” e indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico. Il ritratto emerge da un articolo di Il Giorno e riguarda gli anni dell’università: non dice nulla sul suo eventuale ruolo nel movimento, su cui indagano gli inquirenti. Per lui vale la presunzione di innocenza. Altre notizie nella sezione Movimento 17 ottobre.
Il percorso universitario
Siher, bresciano, si è laureato in Scienze della comunicazione nel 2016, poi ha conseguito la magistrale in Scienze politiche e un master. Nel 2018 ha fondato l’Associazione degli studenti musulmani dell’Università Statale, di cui è stato il primo presidente. Nel novembre 2020 si è candidato come portavoce degli studenti nel Senato accademico con Unilab, lista descritta come moderata, apartitica e aconfessionale, di ispirazione “montiana”, che metteva al centro merito, diritto allo studio, riduzione della burocrazia e internazionalizzazione. È stato eletto e ha mantenuto l’incarico fino al 2022. Il diritto allo studio fu la sua prima battaglia, scrive il quotidiano.
Il ricordo dell’ex rettore
Franzini, rettore in quegli anni, dice di avere ricordi “sfumati” di Siher in Senato: non parlava molto né si faceva notare. Ricorda che alle sedute in presenza si presentava «elegante, preciso». Un professore della Statale e un ex rappresentante di sinistra, rimasti perplessi di fronte alle accuse, lo ricordano in giacca e cravatta. Sulle aule universitarie, in un intervento sul quotidiano, aveva chiesto la riapertura degli spazi con moderazione, sostenendo che per alcuni studenti significano un posto dove studiare e una connessione stabile.
L’episodio del 2021
Nel maggio 2021 Siher fu al centro di un provvedimento disciplinare: aveva un posto letto nella residenza universitaria Bassini, dove alcuni portieri si erano lamentati di assembramenti e feste non consentiti, nonostante i divieti dell’epoca, e avevano accusato un gruppetto anche di intimidazioni. Dopo un lungo procedimento fu espulso dalla residenza insieme ad altri sei studenti identificati come i principali organizzatori. Alcuni rappresentanti del vecchio Consiglio di amministrazione ricordano di essere rimasti colpiti dai toni accesi della lista “più moderata di tutte”. Si tratta di un episodio di cinque anni fa, non collegato alle accuse attuali.
Dopo l’università
Franzini ricorda di aver continuato a vederlo in seguito, anche perché faceva parte dell’osservatorio sul diritto allo studio. Quanto agli anni delle acampade pro Palestina, “un’altra epoca rispetto alla pandemia”, spiega che Siher non era più studente: lo ricorda a qualche manifestazione, “nulla di più”.
L’indagine
Siher è stato perquisito sabato 24 ottobre a Milano e portato in questura per essere interrogato; è indagato per istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e dall’uso del mezzo informatico, e sul caso indaga l’antiterrorismo della Procura di Milano. Secondo l’Ispi, ha svolto uno stage presso l’Istituto nel 2024 e da allora non ha più collaborato. Gli inquirenti ne stanno ricostruendo il ruolo; il Movimento 17 ottobre si definisce un “processo” senza capi né sede.
Cosa non è ancora noto
Non sono noti gli esiti dell’interrogatorio, eventuali misure cautelari né la sua versione dei fatti. Il ricordo dell’ex rettore riguarda gli anni dell’università e non è un elemento dell’indagine. Le informazioni potranno essere aggiornate.
Fonte: Il Giorno (articolo di Simona Ballatore, 25 ottobre 2026), ANSA, Ispi