
«Localizzato a casa di un attivista pro Pal»: così, secondo le ricostruzioni, la polizia è arrivata a Youssef Siher, 30 anni, ritenuto il presunto promotore del “Movimento 17 ottobre”. Un’indagine della Polizia postale d’intesa con l’antiterrorismo, tra intercettazioni e collaborazione giudiziaria con Meta, lo ha portato a essere fermato su disposizione della Procura di Milano e trasferito in carcere. Gli viene contestato anche il terrorismo. Per lui vale la presunzione di innocenza. Altre notizie nella sezione Movimento 17 ottobre.
Come è stato individuato
Dopo gli scontri del 17 e 18 ottobre a Milano, la Polizia postale ha avviato le indagini e, dopo aver individuato Siher, ha attivato, d’intesa con l’antiterrorismo, l’attività di intercettazione. Grazie alla collaborazione giudiziaria con Meta, riferiscono Leggo e Today, sarebbe stato acquisito l’indirizzo Ip collegato al profilo Instagram del movimento, con la collaborazione dei provider dei servizi internet. Siher non era a casa dei genitori a Mazzano, nel Bresciano, dove gli agenti hanno perquisito l’abitazione, ma sarebbe stato rintracciato, con la localizzazione tecnica della polizia, a casa di un’attivista pro Palestina nella periferia di Milano, nel quartiere Corvetto. Sono ancora in corso le analisi sui suoi dispositivi.
Il ruolo dell’intelligence
Siher, riferisce Today, era già noto all’Aisi, che su di lui aveva un focus, ma non in relazione al Movimento 17 ottobre; dopo i fatti di Milano, un’apposita task force dell’agenzia avrebbe inviato una segnalazione agli apparati di sicurezza che già lo monitoravano. Già nel 2024, secondo l’ANSA, l’intelligence aveva segnalato un’organizzazione da lui fondata, sospettata di diffondere propaganda riconducibile ad Hamas e al Fronte popolare per la liberazione della Palestina: le fonti non sono indicate.
Le accuse
Secondo l’ANSA, il fermo è stato disposto dalla Procura di Milano. Al 30enne, da poco trasferito dalla Questura in carcere, sono contestate l’istigazione a commettere reati attraverso i social (apologia di uno o più reati), la “violenza organizzata” prevista dal decreto sicurezza appena entrato in vigore e anche il terrorismo, in base all’articolo 270 bis, comma 1, che punisce con la reclusione da sette a quindici anni chi promuove, costituisce, organizza o dirige associazioni con finalità di terrorismo. Sono contestazioni dell’accusa, non ancora vagliate da un giudice.
I messaggi attribuiti
Secondo gli inquirenti, scrive Il Messaggero, Siher avrebbe lanciato in rete istruzioni alle piazze di tutta Italia, con un appello a “fare come in Francia”. Sui social circola inoltre un suo commento del 7 ottobre 2023 sotto un tweet di Matteo Salvini e Antonio Tajani sull’attacco di Hamas a Israele: «Allah akbar». È un’espressione religiosa di uso comune e la sua rilevanza investigativa non è stata chiarita dagli inquirenti.
Chi è
Ricercatore e giornalista freelance, con laurea e master in discipline legate alla comunicazione e alla politica, Siher è descritto come attivista pro Palestina. I suoi interessi di ricerca riguardavano l’Islam politico e il rapporto tra Islam e nazionalismo arabo. L’Ispi ha precisato che ha svolto uno stage nel 2024 e da allora non ha più collaborato.
Il movimento senza capi
Il Movimento 17 ottobre si è sempre definito un “processo” senza capi né sede, e finora non erano emersi nomi dietro di esso. Essere il presunto amministratore delle pagine, sottolinea Fanpage, non significa essere responsabile di quanto accaduto negli scontri. Dopo il suo fermo, riferisce la stampa, le chat del movimento sarebbero rimaste senza una guida.
Cosa non è ancora noto
Non sono noti la data dell’udienza di convalida, la versione dei fatti di Siher né gli elementi concreti a sostegno delle accuse. Le fonti non indicano se altre persone siano indagate. Le informazioni potranno essere aggiornate.
Fonte: ANSA, Leggo.it, Today.it, Il Messaggero, Il Mattino, Adnkronos