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“A Siri gli do 30mila euro”, l’intercettazione dei Nicastri inchioda l’ex sottosegretario leghista

“Gli do 30mila euro, perché sia chiaro tra di noi, io ad Armando Siri, ve lo dico”. Queste le parole, secondo quanto filtra dalle carte depositate nell’inchiesta sull’eolico che riguarda Paolo Arata, l’imprenditore accusato di rapporti col boss Messina Denaro, di Nicastri e i loro due figli. Una frase netta, su una circostanza che peraltro sarebbe stata confermata negli interrogatori da due degli indagati.

Due supertestimoni che accusano Armando Siri, l’ex sottosegretario alle Infrastrutture cacciato dal presidente del Consiglio Conte dopo l’avviso di garanzia per corruzione (mentre il ministro Salvini continua a difenderlo). A parlare sono Vito Nicastri, il “re” dell’eolico ritenuto vicino ai clan, e suo figlio Manlio.

Fino a qualche mese fa, erano i soci occulti di un grande amico di Siri, Francesco Paolo Arata, il consulente della Lega per l’energia intercettato dalla Dia di Trapani. Dalle carte emerge quest’altro spezzone del dialogo del 10 settembre 2018: “L’emendamento passa”. E ancora: “Siri ci lavora un secondo per guadagnare trentamila euro”. Poi, però, il provvedimento non passò per l’opposizione dei Cinque Stelle.

Ma c’era la promessa di Arata. Tanto basta per contestare la corruzione. Nicastri e il figlio, finiti in carcere il 12 giugno, hanno deciso di svelare le grandi intese che correvano fra Trapani e Roma.

“So che Siri e Arata avevano buoni rapporti”, ha esordito Nicastri junior, che inizialmente aveva qualche titubanza a parlare. Poi, quando gli hanno fatto sentire l’intercettazione di Arata, ha confermato: “C’ero pure io quella sera. Siri non è stato pagato, ma Arata mi disse di avergli promesso 30 mila euro se l’emendamento fosse passato”. Vito Nicastri ha offerto un’altra conferma: “All’epoca stavo in carcere, era mio figlio che parlava con Arata. E mio figlio mi ha detto che Arata avrebbe fatto un regalo a Siri se l’emendamento fosse passato”.

“Un regalo che ritengo fosse quantificabile in 30 mila euro. Arata non disdegnava di pagare. Come anche io”. Il “re” dell’eolico ha raccontato di tangenti pure ad alcuni funzionari della Regione siciliana per sbloccare le pratiche, come già svelato dalle intercettazioni della Dia di Trapani. Ora, il “re” dell’eolico aggiunge: “Arata mi chiese di creare provviste in contanti”. Fondi neri per le mazzette.

 

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