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“Abbracciatemi, non sono un virus”: così un ragazzo cinese sfida la psicosi

Una psicosi che non conosce fine, quella nei confronti delle persone di origini cinesi che, con drammatica puntualità, diventano oggetto della discriminazione dei passanti terrorizzati all’idea di contrarre il coronavirus. Senza informasi minimamente sulla provenienza, senza chiedersi se sia giusto insultare una persona soltanto perché ci spaventano i suoi tratti orientali in un momento di allarme diffuso. Casi che si sono susseguiti in queste ore un po’ ovunque, in ogni regione d’Italia.

Tra gli episodi, un video realizzato a Firenze che mostrava una coppia costretta a camminare a testa bassa mentre alcuni italiani le rivolgevano insulti ed inviti esplicit: “Andate a tossire a casa vostra, infetti”. Una clip che aveva fatto il giro dei social e alla quale, ora, è arrivata una risposta piuttosto originale. Massimiliano, un ragazzo dell’Unione dei giovani italocinesi (UGIC) della città toscana, ha infatti deciso di replicare a modo suo a quella triste vicenda.
Massimiliano si è così bendato ed è sceso in strada, pronto ad abbracciare chiunque volesse avvicinarsi a lui senza nemmeno guardarli in faccia. Un gesto di fiducia, un modo per dare uno smacco a chi, in questi giorni, si era invece reso protagonista di comportamenti aggressivi verso cittadini cinesi, approfittando della tensione per lasciarsi andare ad atteggiamenti inqualificabili. Massimiliano aveva con sé un cartello con scritto: “Io non sono un virus, sono un essere umano. Liberami dal pregiudizio”. La risposta è stata una serie di abbracci con dei passanti che hanno aderito sorridendo alla sua iniziativa, rimasta tra l’altro non isolata. Forse prendendo esempio proprio dal gesto del ragazzo, infatti, il sindaco Dario Nardella ha abbracciato un imprenditore cinese per dire “no” alle discriminazioni. 

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