Cultura

L’identikit del premier ideale? Alberto Angela

Se la tendenza in Italia, e nel mondo, è ormai quella della rincorsa al leader forte, appare sempre più evidente che questa strategia necessiti di un antidoto. Da noi, Salvini e Di Maio, da bravi populisti, hanno costruito il loro consenso su urla, litigi, imprecazioni, attacchi frontali alle istituzioni, ribaltamento dei codici etici, politici e morali; vengono considerati leader forti più su un piano dell’immagine che non nelle reali capacità politiche, perché di fatto alla prova del governo stanno raccogliendo un flop dietro l’altro. Le loro tanto sbandierate riforme si sono rivelate subito propaganda irrealizzabile. Niente reddito di cittadinanza e niente flat tax: già questi due fallimenti dovrebbero bastare a dirla tutta. Però sono bravi nel continuare a incitare l’odio nei confronti dei migranti, dei più deboli, dei diritti civili e a tacere completamente in materia di cultura, integrazione e scuola.

Il turismo? Ah, sì, di questo hanno parlato: levando le domeniche gratuite nei musei. Ecco, dunque, che in Italia c’è bisogno di un nuovo leader. L’identikit ideale porterebbe proprio ad Alberto Angela. È amato da tutti, unisce, ha capacità di moderazione. È una star anche nel mondo, gode di stima nel settore della cultura. Ha la straordinaria capacità di divulgazione e rappresenta l’orgoglio italiano all’estero, grazie al suo patriottismo soft. Di sicuro porrebbe un accento sulla necessità di investimenti culturali e turistici, che sono la vera ricchezza e il vero futuro dell’Italia.

Ieri sera Alberto Angela ha raccolto un altro straripante consenso con l’evento “Stanotte a Pompei“, in onda su Rai Uno. Boom d’ascolti: 4 milioni e 200 mila telespettatori e il 24,3% di share. Angela superstar. L’attesa sui social è ansiogena, a metà fra la Nazionale in finale ai Mondiali e la prima uscita adolescenziale con un fidanzato. Fioccano tweet dai toni definitivi, “Finché ci sarà Alberto Angela non potrò mai innamorarmi di nessun altro. E questo è tutto”, “Ho riattaccato l’antenna alla tv solo per vedere Alberto Angela”, “Finalmente qualcosa per cui valga la pena stare davanti alla tv”. Insomma, il popolo di ogni ordine e grado lo segue.

Poi c’è la frangia social che alimenta il culto di Alberto sex symbol, ma anche qui lui si muove con la consueta eleganza, accenna, osserva e non sfocia mai nella volgarità. È il figlio che tutti vorrebbero avere (chiedere al papà Piero se non sia così), è l’uomo che ogni mamma vorrebbe per sua figlia, ed è il ragazzo che ogni maschio vorrebbe avere come amico. Quando ha alzato i toni? Solo una volta, definendo con orgoglio, appunto, il Louvre come “un covo dove espongono la refurtiva”. Con questo, altri applausi a scena aperta.

Nell’ultima notte di Pompei, Angela si concentra sulle vite perdute. Come quelle dei corpi raccolti nell’Orto dei fuggiaschi, “una specie di carovana che cercava forse di raggiungere il porto. Piccoli gruppi – spiega Angela – che camminavano vicini nel silenzio, intorno l’inferno. Cercavano di andare verso la salvezza ma a un certo punto è arrivata questa corrente di cenere e vapore che li ha avvolti. Sepolti vivi. Queste, conclude Angela – non sono statue. Dovete ricordarlo. Queste sono persone. Quello che vedete è il loro ultimo istante di vita. Un’umanità che riempie le pagine dei libri di archeologia. Ma anche i nostri cuori”.

Il leader ideale? Certamente lui. Un uomo con la giusta sensibilità che conosce la storia e quindi può progettare un futuro migliore per il nostro paese. Lo immaginiamo a capo di uno schieramento di centro che accontenti tutti e che non vada mai sopra le righe. Contro il blaterare degli ultimi tempi, contro l’esagerazione continua, contro le urla indiscrete, contro la propaganda. A favore del fare bene e del “fare bello”. Un leader che non ci tratti da statue incenerita, ma, come dice lui, da “persone”.

 

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