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La crisi? Sì, ma niente di serio. L’ultimo trucco di Salvini, che di far cadere il governo non vuole proprio saperne

Giorni di tensione, almeno in superficie, tra Lega e Cinque Stelle. Oggetto del contendere il testo della manovra che sarebbe stato, stando a Di Maio, “taroccato”. Un teatrino grottesco per il Carroccio, ai ferri corti col l’alleato in un climax che ha visto Conte paventare addirittura le dimissioni. Per il Movimento, nella parte verde dell’esecutivo c’è chi trama per screditare i pentastellati. I gialli vengono invece tacciati di irresponsabilità, di malafede, di aver inscenato la pantomima del testo modificato solo per nascondere le loro insicurezze. Crisi di governo in arrivo? Macché. Salvini, intervistato dal Corriere della Sera, ha subito messo le cose in chiaro: “Ma no, ma no. Io sono un pescatore, mio nonno mi ha insegnato che non si deve mollare mai. E poi, nei comizi tutti mi dicono la stessa cosa: Matteo vai avanti, Matteo tieni duro”.

Con Di Maio, spiega Salvini, al momento i rapporti sono freddi. I due “non si parlano più”. “Immaginate la scena: noi facciamo riunioni su riunioni, arriviamo a saldi sostenibili, con grande lavoro mettiamo a punto il decreto e tutti lo approvano. A quel punto, io vado a Mosca al convegno di Confindustria. Addirittura, il povero Conte, un galantuomo a cui va tutta la mia stima, è a Bruxelles a difendere la manovra da quelli che ci vogliono male. Proprio nello stesso momento, c’è qualcuno che va in televisione a parlare di manine misteriose, a dire che sulla manovra c’è il trucco, che andrà in procura… Il problema è che intanto lo spread va a 340″. Tensioni, sì. Ma senza esagerare: “Ma secondo lei, io faccio cadere il governo per il condono?”. 
Insomma, Salvini di fare cadere il governo non vuole proprio saperne. Troppo rischioso, in un momento in cui l’Italia è sotto attacco da Bruxelles. E poi ci sono le europee da preparare, una partita importante che il Carroccio vuole giocarsi al meglio. La Lega provoca ma poi si ritira, sapendo bene di poter contare su sondaggi in ascesa costante a fronte di un alleato in difficoltà. Di Maio, in questa bizzarra querelle, è quello che ha fatto la figura peggiora, sottolineata puntualmente con parole di fuoco alle quali non hanno fatto seguito fatti concreti. Perché, d’altronde, staccare la spina a un governo sempre più Salvinicentrico? Almeno per ora, un’idea che non passa nemmeno per la testa del Capitano.

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