Lavoro

ArcelorMittal scarica l’Ilva con una lettera al governo: sindacati in rivolta

Una lettera d’addio. E che fa malissimo. ArcelorMittal ha notificato ai commissari straordinari dell’Ilva la volontà di rescindere l’accordo per l’affitto con acquisizione delle attività di Ilva Spa e di alcune controllate acquisite secondo l’accordo chiuso il 31 ottobre. ArcelorMittal, si legge nella lettera, “ha chiesto ai Commissari straordinari di assumersi la responsabilità delle attività di Ilva e dei dipendenti entro 30 giorni dal ricevimento della comunicazione”. Immediatamente convocato un vertice al Ministero dello Sviluppo economico, con diversi ministri presenti, mentre dalle opposizioni e dal mondo sindacale viene puntato il dito contro il Governo.

Il Governo non intende consentire la chiusura dell’Ilva di Taranto, ovviamente. Ma la situazione resta estremamente delicata. ArcelorMittal spiega che il contratto prevede che, nel caso in cui un nuovo provvedimento legislativo incida sul piano ambientale dello stabilimento di Taranto in misura tale da rendere impossibile la sua gestione o l’attuazione del piano industriale, la società ha il diritto contrattuale di recedere dallo stesso contratto.

Nella nota si ricordano, tra le motivazioni che hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa, la “cancellazione dello scudo legale per la società e i provvedimenti emessi dal tribunale penale di Taranto che obbligano i commissari straordinari di ilva a completare talune prescrizioni entro il 13 dicembre 2019, “termine che gli stessi commissari hanno ritenuto impossibile da rispettare”.

“Altri gravi eventi, indipendenti dalla volontà della Società – prosegue l’azienda – hanno contribuito a causare una situazione di incertezza giuridica e operativa che ne ha ulteriormente e significativamente compromesso la capacità di effettuare necessari interventi presso Ilva e di gestire lo stabilimento di Taranto”.

ArcelorMittal ha scritto anche ai dipendenti che “sarà necessario attuare un piano di ordinata sospensione di tutte le attività produttive a cominciare dall’area a caldo dello stabilimento di Taranto, che è la più esposta ai rischi derivanti dall’assenza di protezioni legali”.

Coinvolti tutti i reparti e le aree operative che “saranno progressivamente sospese, tenendo presente che l’obiettivo di queste azioni è di mantenere tutti gli impianti in efficienza e pronti per un loro riavvio produttivo”.

Estremamente preoccupati i sindacati, che accusano il Governo per la fuga di ArcelorMittal da Taranto. La segretaria generale della Cisl, Annamaria Furlan, chiama in causa la “responsabilità del Governo e della politica”, perché “siamo davanti ad un vero disastro industriale, sociale ed ambientale”.

“Un capolavoro di incompetenza e pavidità politica: non disinnescare bomba ambientale e unire bomba sociale” aggiunge il segretario nazionale della Fim Cisl Marco Bentivogli. Secondo Francesca Re David, segretaria generale della Fiom-Cgil, su Taranto “il comportamento del Governo è contraddittorio è inaccettabile. L’incontro con il Governo, che chiediamo da settimane, diventa ormai urgentissimo”.ù

 

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