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Artificial Intelligence Startup, l’Italia è penultima in classifica: ecco perchè

Travolti dall’era della digital transformation, fare un bilancio sulla situazione attuale è d’obbligo per comprendere come procedere. Numerosi paesi del mondo stanno impiegando sempre più risorse nel settore dell’Intelligenza Artificiale: i dati sono il nuovo petrolio, ormai è una verità incontrovertibile. Occorrono quindi più risorse, mezzi adeguati, ma soprattutto lungimiranza per incoraggiare un futuro sta tutto nell’innovazione.

Come si colloca il nostro paese in questo scenario? L’Italia ha compreso la necessità di investire nel nuovo business?

Secondo un’indagine, condotta da Roland Berger, società di consulenza strategica leader mondiale nel settore, l’Italia occupa una posizione arretrata in una lista che comprende 20 paesi al mondo per numero di Startup nel settore dell’intelligenza Artificiale. Si siede infatti sul diciannovesimo posto, con sole 22 startup all’attivo per quanto riguarda il settore dell’Artificiale Intelligence.

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Lo studio di Roland Berger

Lo studio di Roland Berger, dal titolo «Artificial Intelligence – A strategy for European startups», ha analizzato i dati provenienti da 3.400 startup appartenenti a 26 settori differenti.

Purtroppo, nessuna sorpresa, solo conferme: gli Stati Uniti dominano la classifica con 1393 startup all’attivo. Segue la Cina (383 startup), Israele (362), Regno Unito (245) e Canada (131).

Lo studio della società di consulenza non offre solo informazioni, ma grazie a questa ricerca ha saputo individuare 3 strategie per creare le condizioni necessario ad uno sviluppo adeguato di uni ecosistema di tecnologie A.I. in Europa.

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Le tre strategie suggerite dalla ricerca

Imparando dagli errori e analizzando dove risiedono le problematiche, la prima strategia dovrebbe riguardare la creazione di un vero e proprio status europeo per le startup. In programma YES! (young european startup), corredato di  programmi fiscali e sociali, tramite i quali facilitare l’accesso al mercato europeo nel suo insieme, l’individuazione e il coinvolgimento dei migliori talenti e incoraggiarne investimenti grazie all’afflusso di capitali internazionali.

La seconda strategia ha a che fare con il potenziamento di investimenti in YES!: in primo luogo l’accesso ai finanziamenti dovrebbe essere risultare più facile e ampio, se si considera che Cina e Stati Uniti finanziano rispettivamente tra i 36 e 10 milioni di dollari (Francia e Germania 3 e 2 milioni).

Infine, secondo il rapporto, servono più risorse per portare YES! a diventare un programma di eccellenza. Sarebbe infatti necessario un “European Startup”, ovvero un visto specifico per attrarre nuovi clienti, imprenditori e ricercatori stranieri al fine di favorire conoscenza e creazione tecnologica nei siti Europei.

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Italia in penultima posizione: le cause

L’Italia si trova alla penultima posizione. Le cause? Sempre secondo la ricerca le motivazioni sono da attribuire ad un’assenza di formazione adeguata, soprattutto per quel che riguarda l’ambito scolastico.

«È evidente che nessun Paese in Europa abbia la necessaria massa critica in materia di Intelligenza Artificiale al contrario di Stati Uniti, Cina e Israele. Di certo non l’Italia, penultima nella graduatoria per numero di startup, ma nemmeno Francia e Germania, rispettivamente settima e ottava nel ranking mondiale. Gli Stati Uniti sono stati in grado di realizzare veri e propri ecosistemi intorno ai quali si è costruito in poco tempo un nuovo settore. L’Europa, pur avendo nel suo insieme una rilevante massa critica, non è ancora riuscita ad esprimere una visione organica delle tecnologie AI e guardando avanti dovrebbe dotarsi di campioni in grado di offrire alle imprese le migliori soluzioni». Questo il commento di Andrea Marinoni, senior partner di Roland Berger.

Lo studio rappresenta quindi un trampolino di lancio per dotarsi di strumenti adeguati e gettare uno sguardo al mondo del futuro che è già presente nella nostra società.