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Azovstal, gli irriducibili non si arrendono: “La guerra non è finita”

La vicenda Azovstal non è conclusa. Da qualche giorno centinaia di militari ucraini stanno uscendo dall’acciaieria di Mariupol dove erano asserragliati da quasi tre mesi per arrendersi alle forze russe. Secondo fonti di Mosca sarebbero oltre 1700 i combattenti che fino a questo momento si sono consegnati a loro. Nelle ultime ore però il vicecomandante del battaglione Azov, Sviatoslav Palamar detto ‘Kalina’, dato per catturato, annuncia in un breve video postato su internet di essere ancora dentro lo stabilimento e di non avere alcuna intenzione di arrendersi.

Gli irriducibili dell’Azovstal

Secondo i calcoli fatti tre giorni fa dal reporter militare russo Alexander Sladkov, dovrebbero essere circa 2500 i combattenti ucraini che si erano rifugiati nell’Azovstal. Al netto dei 1700 che si sono consegnati alle forze russe, dovrebbero quindi rimanere circa 800 persone all’interno dell’acciaieria. Tra loro i capi del battaglione Azov che, almeno per il momento, non ci pensano proprio a farsi catturare.

“Oggi è l’85esimo giorno di guerra. Io e il mio comando siamo sul territorio dello stabilimento Azovstal. È in corso un’operazione, i cui dettagli non annuncerò”. È questo il messaggio contenuto in un video di 20 secondi che il vicecomandante dell’Azov Palamar ha postato nella giornata di ieri, smentendo così le voci che lo davano già rinchiuso in un carcere russo.

A fargli da eco, quasi contemporaneamente, è stato un altro ufficiale del battaglione Azov. Ma stavolta il messaggio pubblicato da Bohdan Krotevych è ancora più duro e bellicoso di quello del suo superiore ‘Kalima’. “La guerra non è finita. – avverte infatti Krotevych – La guerra su vasta scala è appena cominciata. Dovrete diventare comandanti e assumere il controllo oppure scappare e soffrire perdite ancora più pesanti”. Insomma, i militanti del battaglione Azov sembrano al momento preferire una morte armi in pugno piuttosto che finire nelle carceri di Mosca.

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